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Luca Pancalli: "È stato un anno straordinario. Auguro a tutti voi il meglio per il 2019"

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Anche il 2018, ormai alle spalle, è stato un anno straordinario per il movimento italiano paralimpico. È stato innanzitutto l’anno della Paralimpiade invernale di PyeongChang, la più importante e prestigiosa competizione paralimpica. Grazie alle eccezionali performance degli azzurri, l’Italia ha potuto riscattare le delusioni dell’edizione del 2014, a Sochi, conclusasi con nessun titolo. Le medaglie vinte dalla fantastica coppia Bertagnolli-Casal nello sci alpino e l’argento di Manuel Pozzerle nello snowboard, hanno rappresentato la punta di diamante di una squadra che ha combattuto con grande onore conquistando titoli e sfiorando, in più occasioni, il podio. Penso in particolare all’incredibile quarto posto di Jacopo Luchini nello snowboard e allo storico quarto posto della nazionale azzurra di Para Ice Hockey.

Ma è stato un anno di vittorie esaltanti per tutto il movimento, talmente tante che non basterebbe un giorno per ricordarle. Soltanto nel periodo che va da giugno a ottobre gli azzurri hanno conquistato 25 titoli mondiali, tra successi a squadre e individuali, 9 argenti e 10 bronzi iridati, cui vanno sommati i 93 ori, 42, argenti, 44 bronzi conquistati a livello europeo, per un totale di 172 medaglie. Un periodo esaltante che ho ribattezzato, ironicamente in più occasioni, ‘Para Estate’.

Ma il successo più grande è senza dubbio l’incredibile e fino a qualche anno fa inaspettato successo degli atleti paralimpici nel Paese, fra la gente. La popolarità dei nostri atleti è ormai enorme. Lo sport paralimpico è entrato nelle case degli italiani, è parte dell’immaginario di un Paese che sembra avere sempre più confidenza e familiarità con il tema ‘sport e disabilità’. Gli atleti paralimpici vengono sempre più spesso chiamati nelle scuole, in televisione, nelle aziende, nelle piazze per testimoniare l’importanza della volontà e della determinazione nell’affrontare gli ostacoli che la vita ci pone di fronte.

Si tratta, senza dubbio, di un successo che porta con sé un nuovo bagaglio di responsabilità. Questa visibilità ci impone, infatti, una maggiore consapevolezza sulla mission di questo movimento, ossia utilizzare lo sport come strumento di inclusione, salute e socialità, come grimaldello per attivare politiche pubbliche che possano garantire attraverso lo sport la crescita della cultura del nostro Paese sul tema della disabilità.

Come ha avuto modo di sottolineare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, grande sostenitore del movimento paralimpico italiano, siamo entrati nella fase adulta consapevoli di rappresentare “un’avanguardia sociale del Paese”. A noi il compito di raggiungere gli obiettivi di interesse pubblico, al servizio del Paese e dei cittadini.

In questi ultimi anni abbiamo gettato le basi per una rivoluzione silenziosa, sia sotto il profilo culturale che gestionale. Il CIP ha concluso il lungo processo di trasformazione in Ente Pubblico. Un percorso complesso e articolato, che ci ha imposto uno sforzo organizzativo considerevole. Per questo colgo l’occasione di esprimere un sincero ringraziamento agli uffici, ai Comitati regionali, alla Giunta e al Consiglio nazionale, alle Federazioni, agli Enti di Promozione e alle Associazioni Benemerite per il lavoro svolto. Siamo di fronte a un passaggio fondamentale che ha reso il movimento paralimpico più forte e in grado di rispondere, con più efficacia, alle esigenze di tante persone disabili.

È stato un anno di importanti conquiste anche sul terreno culturale. In questo 2018 abbiamo dato vita alla prima edizione del Festival della Cultura Paralimpica, una manifestazione che ha riscosso un enorme successo. Durante questo evento, grazie alla collaborazione con un partner d’eccezione come Treccani, è stata suggellata la nuova definizione del termine paralimpico, inserita ufficialmente all’interno del Dizionario della Lingua Italiana Treccani. Un altro passaggio storico. D’ora in poi una persona disabile che pratica sport non sarà più aggettivata con parole che riconducono alla sola dimensione corporea, psichica o sensoriale. Paralimpico/a sarà ogni persona disabile che vorrà esprimersi nello sport e con lo sport.

Se guardo indietro provo orgoglio per quello che siamo riusciti a fare, per la strada straordinaria che abbiamo percorso con umiltà e determinazione. Ma voglio continuare a guardare avanti perché c’è ancora molto da fare affinché il diritto allo sport, al gioco, a occupare il proprio tempo con attività ludiche motorie, diventi un diritto di tutte le persone disabili.

Da parte mia, dunque, un augurio speciale a tutti voi per il 2019. Che il prossimo possa essere un anno pieno di felicità, salute, soddisfazioni……e di altre straordinarie vittorie!