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Tennis Tavolo: il DT Arcigli commenta i qualificati per Tokyo

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L'Ittf ha deciso di pubblicare, con qualche giorno di anticipo, le classifiche mondiali al 31 marzo 2020. Queste saranno utilizzate per stabilire l'elenco degli atleti qualificati alle Paralimpiadi di Tokio, anche nell'eventualità, che ormai pare prevalere, in cui si optasse per un rinvio.

«A 150 giorni alla cerimonia di apertura  - spiega il direttore tecnico Alessandro Arcigli - per la prima volta si sta pensando a uno spostamento e, per quanto mi riguarda, si tratta della soluzione migliore. L’International Paralympic Committee, che non è firmatario del Contratto con la città ospitante, ha comunicato che sosterrà il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), cui spetta il compito di prendere qualsiasi decisione in merito ai Giochi. Saranno, quindi, il presidente del CIO, Thomas Bach e il governo giapponese a operare la scelta definitiva, però l'IPC ha assunto una posizione forte. Il presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli ha condiviso questo atteggiamento, sottolineando che la salute e la sicurezza debbano essere la priorità anche nello sport, e sono perfettamente d'accordo con lui».

Proponiamo l'intervista apparsa sul sito ufficiale della Federazione Italiana Tennis Tavolo al DT Arcigli

Alessandro, come hai appreso le notizie che sono emerse dai ranking di fine marzo?

«Con enorme soddisfazione, perché abbiamo avuto la garanzia della qualificazione di ben cinque atleti, Federico Falco, Andrea Borgato, Giada Rossi, Michela Brunelli e Amine Kalem. Naturalmente auspichiamo anche che il torneo di qualificazione mondiale, previsto a maggio in Slovenia, non venga annullato, ma solo rinviato».

Cosa ti aspetti da quella gara?

«Sono certo che altri atleti si possano giocare le proprie carte e in special modo l’esperto Federico Crosara e i giovanissimi Matteo Parenzan, Matteo Orsi, Lorenzo Cordua e Carlotta Ragazzini, che nell'ultimo anno sono riusciti a scalare le classifiche internazionali e sono tra i migliori al mondo nelle rispettive classi».

Tornando ai cinque qualificati, sei sorpreso da un risultato del genere?

«Per certi versi si tratta di un traguardo inatteso. Era, infatti, difficile da prevedere che fra i 4 qualificati secondo il ranking internazionale di classe 1 (esclusi i campioni continentali, che sono ammessi di diritto) ci fossero ben due italiani, appunto Borgato e Falco, che hanno superato la concorrenza di grandi atleti come gli inglesi Thomas Matthews e Paul Davies, gli argentini Fernando Eberhardt e Guillermo Bustamante, il russo Dmitry Lavros e il brasiliano Aloisio Lima. Andrea e Federico hanno conquistato i punti decisivi proprio nell'ultimo torneo in Spagna e grazie a una serie di prestazioni esaltanti (Borgato contro Eberhardt e Falco contro Matthews), nonchè con due partite che si sono concluse al fotofinish (Borgato contro Lavrov e Falco contro Bustamante, in entrambi e casi per 11-9 al quinto set)».

Che dire della veterana Brunelli, alla sua quarta volta alle Paralimpiadi?

«Il suo percorso in classe 3 è stato fantastico. Michela ha concluso all'ottavo posto ed è rientrata tra le 6 qualificate in virtù del ranking internazionale grazie alla presenza in classifica di due campionesse continentali, che sono qualificate di diritto. All'inizio dell'anno sapevamo che, in effetti i posti disponibili erano solo due, in quanto ben quattro atlete (tre asiatiche e la croata Muzinic) erano irraggiungibili. Michela ci ha creduto e in sei mesi ha scalato la graduatoria, passando dal tredicesimo posto di settembre 2019 all'ottavo di adesso». 

Veniamo agli eroi di Rio 2016?

«Per loro il discorso è diverso. Giada Rossi era l'unica italiana promossa di diritto grazie alla conquista della medaglia d'oro ai Campionati Europei di Helsingborg, in Svezia. Nel corso del 2019 si è aggiudicata 16 match di singolare nella sua classe e ne ha perso soltanto uno, contro la brasiliana Catia Christina Da Silva Oliveira. Dopo i Giochi di Rio 2016, ai quali aveva ottenuto il bronzo, si è imposta 44 volte, a fronte di sole quattro sconfitte, equamente ripartite fra la stessa sudamericana e la coreana Seo Su Yeon. La ciliegina sulla torta è stata al Dutch Para Open 2019, che ha vinto battendo in semifinale la tre volte campionessa paralimpica cinese Liu Jing e in finale la vicecampionessa mondiale Da Silva Oliveira».  

E Amine Kalem?

«Anche lui era sicuro del pass. Partendo da numero 2 al mondo si è difeso strenuamente e, grazie a un 2019 di alissimo livello, ha concluso con un quinto posto che gli regala  la seconda partecipazione ai Giochi».

Cosa c'è alle spalle del quintetto già sicuro di salire sull'aereo per Tokyo?

«Il duro e quotidiano lavoro effettuato al Centro Federale, con un gruppo di giovani atleti, dal sottoscritto, da Donato Gallo e dagli sparring e tecnici Massimo Pischiutti, Vladislav Sorbalo, Nikola Popov, Marcello Puglisi e Federico Puglisi. Fondamentali sono state le collaborazioni con la Eom Italia, Andrea Turrina ed Elisa Gobbetti, per il lavoro fisioterapico, con la Tarta design, per gli schienali delle carrozzine, e con la ditta Animus, per i telai delle racchette utilizzati da ben quattro dei cinque qualificati. Importantissimo, se non decisivo, è stato l'apporto del personale sanitario, con Giovanni Botta, Eva Pittini, Elisa Quaglia e Maria Cristina Del Fabbro sempre in prima linea. Il presidente Renato Di Napoli e il Consiglio Federale hanno creduto e credono nella bontà del nostro impegno e lo dimostrano con la concretezza delle loro azioni, noi siamo felicissimi di ripagare la fiducia con i fatti».