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Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla: intervista a Giulia Aringhieri

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Giulia Aringhieri ha 33 anni. A 21 le viene diagnosticata la sclerosi multipla. In principio fu avvolta da negatività, nessuna energia per andare avanti. Poi l’incontro con AISM, la scintilla dell’amore schioccata con Marco e la nascita di Andrea. In mezzo la grande sfida dello sport, del sitting volley, fino alle Paralimpiadi di Tokyo, obiettivo raggiunto con le sue compagne di nazionale poco prima che l’emergenza Covid rimandasse di un anno l’evento tanto atteso. Cambia l’anno ma gli obiettivi rimangono gli stessi!

Giulia inizia il racconto della sua vita ricordando gli inizi: “ho avuto i primi sintomi al nervo ottico, a livello visivo dunque. Giramenti di testa, ho iniziato subito con gli approfondimenti medici. Ho seguito tutto l’iter per arrivare ad una diagnosi che nel 2008, a 21 anni, è stata quasi impietosa: sclerosi multipla. Sai, a 21 anni sei giovanissima e ti appresti a diventare una donna che studia, fa sport, hai davanti mille strade in quel momento. Una diagnosi del genere è come un semaforo rosso, vedevo tutto negativo in principio. Ha dovuto ricalibrare tutto quello che avevo in mente. Non conosci la malattia, ti fai domande, pensi agli amici, allo sport al fidanzato se ti amerà ancora. Fortunatamente tutto si è evoluto… per il meglio!”

Poi l’incontro con AISM, un incontro che cambia la vita di Giulia: “Effettivamente è stato un incontro fondamentale che mi ha cambiato la vita” - afferma Giulia che prosegue - “se inizialmente ero titubante in quanto non cercavo in nessun modo il confronto, successivamente ho capito quanto fosse importante parlare della mia problematica con altri che vivevano nella medesima condizione. Grazie alla sezione di Livorno mi sono avvicinata ad AISM, dove ho conosciuto molti ragazzi della mia età ma soprattutto Marco, che di li a poco sarebbe diventato mio marito. Quindi posso dire che è stato un incontro importante sotto molti punti di vista”.

Nonostante la malattia Giulia non si arrende e continua, per quanto possibile, a fare la vita di sempre, con la passione per la pallavolo che non l’abbandona mai. “In realtà è stata la pallavolo la prima compagna di vita, poi è arrivata la sclerosi multipla. Lo sport mi ha sempre dato carica, nella vita di tutti i giorni, mi forniva l’adrenalina di cui avevo bisogno. Ho continuato a giocare sempre, non ho mai mollato ma all’inizio  non riuscivo a condividere il problema con le mie compagne, con le società per cui giocavo. Nessuno sapeva della mia malattia. Questa cosa non poteva andare avanti a lungo. Piano piano ne ho parlato e man mano che la notizia si diffondeva nasceva il sitting volley; ho avuto la fortuna di incontrare Sara Cirelli e Giulia Bellandi, due vecchie compagne di squadra che mi hanno spinto a provare il sitting. Nel frattempo però ero diventata mamma di Andrea e, un pò per questo motivo e un pò perché non volevo sedermi in terra per non darla vinta alla malattia ero restia a provare. La differenza l’ha fatta l’insistenza delle mie compagne  e vedendo il loro entusiasmo ho deciso di provare anche io; di lì a poco è arrivata anche la chiamata in nazionale. Avendo buone basi - prosegue l’Aringhieri - l’adattamento alla nuova disciplina è stato più semplice ma comunque ho dovuto in poco tempo adattarmi alle novità che il sitting propone rispetto alla pallavolo. Non avrei mai detto allora che saremmo cresciute come gruppo diventando ciò che siamo oggi. Uno sport portato da zero ad una qualificazione paralimpica. Direi che ci siamo impegnate tanto!

Il giorno della qualificazione alle Paralimpiadi di Tokyo - prosegue Giulia emozionandosi -  non riesco a descriverlo con parole; dietro quella qualificazione c’è tanto impegno, sacrificio. Ognuna di noi lavora, studia, ha altri impegni e spesso far combaciare tutto questo con lo sport non è facile. Noi siamo andate oltre le problematiche della vita e di certo non ci spaventeremo davanti a questo obiettivo. Crediamo di poter lasciare il segno,  l’Italia del sitting volley dirà la sua a Tokyo”.  Il posticipo della Paralimpiade nipponica ha solo aumentato il tempo attesa, dando comunque possibilità alle ragazze del sitting di allenarsi per farsi trovare ancora più pronte all’appuntamento che conta. “Inizialmente il posticipo  è stato un duro colpo, ora invece lo vediamo come un anno in più per poterci preparare ancora meglio. Se in poco siamo cresciute tanto, più tempo a disposizione ci permetterà di essere ancora più preparate. Ci stiamo allenando su Skype. Il giorno del rinvio ufficiale ci siamo guardate via computer e abbiamo detto di andare avanti con ancora più energia”.

Giulia 1

Una vita scandita dai ritmi della pallavolo, un elemento che non è mai mancato nella vita della pallavolista azzurra: “Lo sport è una delle basi fondamentali della mia esistenza, fa parte della mia vita da sempre e non riesco a  pensare ad una vita senza quella palla, la rete, il parquet.. Oggi è sostegno a reagire anche a livello strettamente fisico. Mi giova in termini di malattia. E’ necessità!

Impegnata nel sociale, con la sua associazione “Sintomi di felicità”, Giulia ed il marito Marco portano avanti un progetto di sensibilizzazione sulla Sclerosi Multipla e sulla disabilità in generale. “E’ un impegno cresciuto tantissimo nel tempo. Musica, arte e sport si fondono per sensibilizzare il mondo sulla disabilità. Abbiamo molti progetti in cantiere, la pandemia li ha un pò rallentati”.

Marco, il marito anche lui affetto da sclerosi multipla, è compagno di vita e padre del loro piccolo Andrea, 5 anni a giugno. Insieme condividono ed affrontano la sclerosi. “Con Marco ci ascoltiamo e ci  aiutiamo a vicenda. Entrare in comunicazione è semplice tra noi, ognuno dei due conosce perfettamente ciò che sta provando l’altro in una determinata situazione e questo ci spinge sempre a dare all’altro un qualcosa in più”. 

Il 30 Maggio si celebra la Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla e Giulia non ha dubbi sul messaggio da dare: “Vorrei dire mille cose senza essere banale ma credo che l’unica cosa che possiamo fare è cogliere le cose positive che ci capitano, giorno dopo giorno, senza fare troppi ragionamenti sul futuro. Se non avessi colto l’occasione del sitting volley oggi sarei una Giulia diversa. Mi sono messa in gioco mettendomi a terra, sembra un controsenso ma è cosi!