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Esteban Farias: la preparazione e le speranze per il futuro del 35enne canoista

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Esteban Farias si stava allenando con il team italiano di para-canoa a Cagliari, in Sardegna, quando iniziarono ad arrivare le prime notizie sulla propagazione del COVID-19 nel paese.

Allora la sua concentrazione era tutta per i Giochi Paralimpici del 2020, manifestazione a cui avrebbe preso parte dopo aver ottenuto la qualificazione ai Campionati del Mondo 2019 in Ungheria (gara in cui Farias conquistò l'argento nella categoria KL1)

In un lampo tutto è cambiato.

In quanto atleti di interesse nazionale abbiamo avuto l’autorizzazione ad allenarci sia dal Governo Italiano che dalla Federazione per proseguire nel percorso di preparazione", ha spiegato Farias.

Quando il coronavirus ha iniziato a diffondersi in tutto il paese e la paralimpiade di Tokyo 2020 posticipata, Farias è tornato a Cremona, la città in cui vive, in una regione che nei mesi sarebbe stata tragicamente colpita più delle altre in Italia dalla pandemia.

Il due volte campione del mondo Farias ha continuato ad allenarsi nelle acque del Po, poi il lockdown lo ha costretto a trovare nuovi modi, a volte creativi, per rimanere in forma.

Per settimane Il 35enne lombardo ha letteralmente trasformato il parcheggio di casa sua in una palestra, alternando lavoro con i pesi ad un lavoro aerobico.

Il rinvio dei Giochi Paralimpici al 2021 è stato un duro colpo da affrontare per l’azzurro,  che ammette candidamente di di aver provato “tristezza ed amarezza”.

"Mi sono allenato per tre anni, con molta fatica e sacrificio", ha detto. "Sappiamo che per un atleta della mia età  aspettare un altro anno non è cosa semplice, ma vedremo cosa riuscirò a fare”.

Mentre l'Italia allentava le restrizioni sulla quarantena, Farias è finalmente tornato in acqua, l’ambiente in cui più si sente a suo agio.

Per un mese non sono potuto uscire in acqua con il kayac, è stato un periodo molto duro; sentivo mi mancava qualcosa, essere in acqua, libero in mezzo alla natura mi fa stare bene".

Padre argentino e madre italiana, Farias è nato nel 1984 a San Martin, una città nella provincia di Buenos Aires, in Argentina. All'età di tre anni, insieme alla sua famiglia, si è trasferito in Sicilia. Sull’isola ha vissuto fino all’età di venti, quando decise di cambiare vita trasferendosi a Reggio Emilia.

Lì divenne un abile pasticcere, specializzandosi nella preparazione di cornetti e millefoglie.

Tuttavia, complici gli orari del suo lavoro, iniziarono le prime difficoltà: "Ero un ragazzo molto giovane ed alzarmi alle tre del mattino per lavorare fino alle 11 o alle 12 era davvero stressante".

In quegli anni  Farias giocava anche a calcio, faceva il portiere e tifava il Milan.

Stanco di fare il pasticcere si reinventò nel campo dell’edilizia, divenendo pittore. Comprò un biglietto per l’Argentina per far visita alla nonna ma un giorno, mentre pitturava una parete, cadde dall’impalcatura e perse la mobilità degli arti inferiori.

Era il 2009, avevo 26 anni e pesavo 72 kg. Fino al 2014 non ho fatto nulla, solo riabilitazione. Man mano che passava il tempo prendevo peso ed è li che mi sono detto: devo fare qualcosa per migliorare la qualità della mia vita".

Farias ha provato diversi sport fino all’incontro con Nicola Cervati (allenatore di canoa della Sociedad Canottieri Lionida Bissolati) , la persona che gli ha fatto conoscere il kayac.

"Mi iscrissi per fare un po’ di sport e migliorare il corpo e la mente - ha confessato Esteban -all'inizio è stato un po ‘strano, tanto che riuscii a fare malapena  due e tre metri prima di rovesciarmi in acqua. La cosa più difficile è stato trovare l’equilibrio, non è stato semplice superare la sensazione di instabilità”.

Ma Esteban ha accettato la sfida, passo dopo passo. “L’obiettivo era fare in un mese cinque metri in più rispetto la mese precedente; sono passato da un kayak piccolo a modelli sempre più grandi, fino ad arrivare alla barca olimpica “.

Il giorno in cui uscì dalla piscina per provare le acque del fiume Po fu una sensazione unica: “ero molto felice, contento di fare un altro passo verso la mia indipendenza ed autostima".

Tratto da: Paralympic.org