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Ambasciatori Paralimpici: Matteo Betti

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Matteo Betti - Scherma

Matteo Betti è uno dei veterani della Nazionale Italiana di scherma paralimpica. Con la maglia azzurra ha all’attivo la partecipazione a tre edizioni dei Giochi Paralimpici Estivi: da Pechino 2008 a Rio 2016, passando per Londra, kermesse particolarmente cara allo schermidore toscano  che nel 2012 conquistò la medaglia di bronzo nella spada. 

Toscano di Siena, Matteo nasce il 26 novembre del 1985. Un’emorragia cerebrale alla nascita gli causa un’emiparesi. Comincia a tirare di scherma all’età di cinque anni e lo fa in piedi, perché la sua disabilità glielo consente. L’incontro con la scherma in carrozzina arriva poco più tardi, nel 2005, ed è lì che iniziano ad arrivare anche le prime medaglie: il bronzo a squadre agli Europei e l’argento, sempre in team, ai Mondiali del 2006; due anni più tardi, a soli ventitré anni, viene convocato per le Paralimpiadi di Pechino, massima aspirazione nella carriera di un atleta. In Cina ci va dopo aver vinto appena un anno prima la Coppa del Mondo, l’oro nel fioretto individuale e l’argento a squadre agli Europei di Varsavia. A Pechino ottiene un quinto posto nel fioretto e un settimo nella spada, ottimi risultati per un esordiente. La medaglia di  bronzo a Londra nella spada individuale rappresenta ad oggi il massimo risultato sportivo conseguito dal 35enne toscano.

Clip Ambasciatori - Matteo Betti

 

L'intervista

Matteo viene dunque inserito nella prestigiosa lista degli Ambasciatori Paralimpici, un riconoscimento importante quello conferitogli dal Comitato Italiano Paralimpico che lo schermidore ci spiega così: “Mi capita spesso di andare in giro e raccontare la mia esperienza di atleta ma non solo; spesso mi fermo a parlare con le famiglie degli aspiranti atleti e cerco di convincerli sull’importanza dello sport in termini di riabilitazione, interazione ed integrazione. Ecco, lo sport è uno dei più potenti strumenti che abbiamo a disposizione per compiere questo processo”. 

Matteo tocca così un tema particolarmente delicato ma fondamentale: il ruolo della famiglia: “Fortunatamente, nella mia vita ho potuto contare sull’esempio positivo dei miei genitori, i quali mi hanno sempre spronato a praticare sport. L’autonomia che mi hanno dato spingendomi a fare attività fisica è qualcosa che oggi mi ritrovo da adulto, non solo come sportivo ma anche e soprattutto come persona”. Una spinta, quella avuta da Betti tra le mura della sua casa che vorrebbe veder replicata, convinto che la scherma come lo sport in generale sia l’elemento in grado di fare la differenza. “A volte capita che per spirito di protezione i genitori si convincano che certi sport non possano fare bene ai loro figli e allora mi trovo a dovergli spiegare che, ad esempio, la scherma non è uno sport asimmetrico e può essere utile anche per un bambino con una disabilità come la mia. In questa come in altre discipline, infatti, il gesto sportivo arriva solo dopo un’intensa preparazione fisica, il cui scopo è quello di allenare sia il braccio buono sia con quella con disabilità”. 

Sport dunque che lo schermidore senese vede come strumento per raggiungere non solo traguardi agonistici, ma come mezzo per la formazione della persona: “Una delle cose che ripeto quando vado in giro è che lo sport paralimpico, così come quello olimpico, è sport a tutti i livelli. Alle volte, quando arrivi a proporre la tua esperienza, sono in molti a pensare che sei lì per parlare solo di qualcosa che riguardi l’ agonismo, ma ma non è così! L’importante - prosegue Matteo - è veramente fare sport, indipendentemente da dove si riuscirà ad arrivare un giorno”. 

Il 2020 è un anno molto particolare, un anno segnato dalla pandemia di Covid 19 che di fatto ha costretto lo sport a sventolare bandiera bianca determinando il rinvio, più unico che raro, del massimo evento sportivo, i Giochi paralimpici. “Durante il lockdown ho avuto modo di allenarmi grazie ad una pedana di scherma installata in mansarda. Insomma, ho provato a tenermi attivo. Fosse stato per me sarei andato a Tokyo ma la scelta di rimandarli è stata la più giusta. I Giochi devono rappresentare un momento di festa”. Un anno difficile, con programmi cambiati ed una preparazione da reinventare ma la consapevolezza che “abbiamo tutti la voglia di ricominciare”. Parole da leader, parole da Ambasciatore.