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Tutorial Sport Paralimpici: Canottaggio

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Canottaggio

Francesco Cattaneo è direttore tecnico della nazionale olimpica e paralimpica della FIC (Federazione Italiana Canottaggio), una delle prime federazioni in Italia ad aprire le porte al paralimpismo nel momento in cui, complice l’evoluzione del Comitato stesso, emergeva via via la necessità di equiparare le due facce di una stessa medaglia, quella dello sport.

Ed è proprio in virtù di questa doppia veste di DT delle nazionali olimpiche e paralimpiche, che apprezziamo la sua prima affermazione in questo nostro percorso di conoscenza della disciplina: “non esiste alcuna differenza tra olimpici e paralimpici! Come a livello olimpico abbiamo delle specialità, lo stesso accade a livello paralimpico, con l’unica differenza legata al fatto che questi ultimi usano in alcune specialità solo la forza delle braccia in altre quella delle braccia e del tronco mentre in altre ancora l’intero corpo, per far avanzare l’imbarcazione. Le modalità di approccio sono assolutamente identiche, come identica è la metodologia che personalmente tendo a definire nel programma di allenamento. Cambiano le imbarcazioni ma lo spirito rimane assolutamente lo stesso”.

Uno sport amato nel profondo da quanti lo praticano perché “se è vero che abbiamo discrete difficoltà nel far avvicinare i giovani ed i giovanissimi alla nostra disciplina - derivante questo  dall’immaginario collettivo di uno sport faticoso e duro - allo stesso tempo nel momento in cui riusciamo a far salire in barca un atleta, questi  rimane folgorato. Una volta che fai avanzare la barca con i remi, la fai scivolare sull’acqua, la fai viaggiare seguendo un percorso rettilineo, l’amore diventa viscerale. Sapere e poter gestire una barca in tutti gli ambiti, dagli avanzamenti al mantenimento dell’equilibrio, insieme anche ad altri compagni di squadra fornisce sensazioni bellissime, direi quasi uniche. Non a caso nel mondo anglosassone il canottaggio è uno sport molto in voga, applicato anche a concetti di team buildings aziendali, questo perché devi muoverti tutti insieme avendo a mente il comune obiettivo del gruppo”.

Tutorial

 

 

Finalità sportive e mezzo per migliorare anche la quotidianità lavorativa collettiva, il canottaggio è sviluppato nella cultura britannica soprattutto all’interno delle Università, un processo che facilità il reclutamento delle nuove leve da inserire nelle società, cosa che “in Italia, rappresenterà la sfida del futuro: avere strutture dentro gli atenei dove poter praticare il canottaggio e coinvolgere gli studenti, permetterebbe un salto in avanti straordinario nell’evoluzione  definitiva di questo sport”.

Qual’è Il valore aggiunto di questo sport? “Sicuramente il contatto diretto con contesti  naturali incredibili che richiedono una spiccata sensibilità; l’uscire in barca a solcare laghi, fiumi o mari è un qualcosa che lascia il segno sia nel neofita che nel veterano. Voglio dire, a volte ci capita di navigare sul Tevere, sul Po’, sul lago di Sabaudia o quello di Piediluco o Varese, osservando bellezze inestimabili del nostro paese e questa cosa penso non accada con tutti gli sport”.

Una sensibilità spiccata alla quale però “va associata una grande forza d’animo e una predisposizione naturale alla condivisione degli spazi e degli obiettivi. Usare contemporaneamente in 2, 4 o 8 persone uno stesso strumento, lo scafo, significa essere predisposti a condividere valori e obiettivi, sviluppando una forte disciplina interiore oltre che un rispetto importante per il contesto circostante, punti questi - prosegue il Direttore Tecnico - sui quali sia a livello societario che federale cerchiamo di insistere in maniera rilevante”.

Il canottaggio è uno sport per tutti e alla portata di tutti, anche se Cattaneo è convinto di un fatto: “può essere praticato da tutti in qualsiasi età, ma certamente l’ottimo lo raggiungi quando ad approcciarsi è il ragazzo dai 10 a i 18 anni. Il ragazzo e la famiglia, è bene precisare questo binomio, perché i genitori e i parenti sono una delle componenti essenziali nel successo del singolo e quindi del gruppo”. Per questo motivo “quando una persona si presenta e vuole iniziare a fare canottaggio il mio consiglio è sempre lo stesso: non provare una volta sola ma datevi un tempo. La prima uscita talvolta sembrerà anche complicata ma dopo la seconda o la terza volta non vi fermerete più e proseguirete in questo percorso affascinante ed entusiasmante per sempre

Entusiasmante ed affascinante, due termini che potrebbero fare da cornice al prossimo futuro del pararowing azzurro: “possiamo arrivare in alto, abbiamo molte idee e strategie. E’ uno sport complesso e per questo servono molti più investimenti in termini economici ed umani ma la strada che stiamo tracciando in Italia sento che sia quella giusta. Possiamo toglierci delle grandi soddisfazioni!”.