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Lettera aperta del Presidente del CIP Luca Pancalli. "Atleti paralimpici nei Gruppi sportivi militari e nei Corpi dello Stato, novità importante per il movimento. Un grazie a chi ha contribuito al raggiungimento di questo straordinario risultato"

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di Luca Pancalli*

Alla notizia dell’approvazione in Consiglio dei Ministri dei decreti per l’attuazione della Riforma dello Sport, in pochi istanti ho ripercorso con la mente un lunghissimo viaggio nel tempo. La norma che consente “l’accesso degli atleti paralimpici nei gruppi sportivi militari e nei Corpi civili dello Stato” è infatti la realizzazione di un sogno coltivato a partire dai primi anni ’80, quando, da giovane diciassettenne, iniziai la mia avventura nel mondo paralimpico a seguito di un incidente a cavallo durante una competizione sportiva di pentathlon moderno. Quello stesso incidente che - per pochi mesi - mi impedì di realizzare il desiderio di entrare nell’arma dei Carabinieri come atleta. Un sogno che ha continuato a vivere. Fino a diventare uno degli obiettivi strategici di tutto il movimento paralimpico italiano, sia dal punto di vista sportivo che culturale e sociale.

Ricostruire questa storia significa tornare indietro di molti anni. I primi approcci all’argomento sul piano istituzionale risalgono all’anno 2000, l’anno dei Giochi di Sidney e del Giubileo. In questo lungo arco temporale le Istituzioni hanno preso per mano il Comitato Paralimpico supportandolo nel raggiungimento di tutti gli obiettivi strategici che di volta in volta si era prefissato. Prima la trasformazione della FISD in Comitato, successivamente il riconoscimento del Comitato quale Ente di diritto pubblico, circostanza che ne ha elevato definitivamente e in maniera determinante la dignità. 

In questo quadro l’accesso degli atleti paralimpici ai Gruppi Sportivi militari e ai Corpi civili dello Stato ha rappresentato un argomento di grossa attualità e ha sempre incontrato la convergenza nelle Istituzioni, consapevoli della necessità di iniziare un percorso per colmare una lacuna divenuta ingiustificabile. Tante le personalità e gli esponenti politici coinvolti il cui impegno è stato fondamentale per il raggiungimento di questo risultato e che, passo dopo passo, hanno preparato il terreno per quel cambiamento culturale senza il quale nessuna riforma sarebbe stata mai possibile. Sono infatti convinto che una legge può e deve determinare un cambiamento culturale e sociale ma sono altrettanto certo che una legge e più utile ed efficace quanto più è in grado di interpretare e dare voce ai cambiamenti in atto nella società.

Uno dei passaggi più importanti fu, senza dubbio, il primo protocollo d’intesa siglato nel 2007 tra il CIP e il Ministero della Giustizia – Corpo di Polizia Penitenziaria, Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre. Cui seguirono quelli sottoscritti con il Comando Generale della Guardia di Finanza (22 febbraio 2012) e con la Polizia di Stato (12 marzo 2012). Non da ultimo l’Accordo siglato con il Ministero della Difesa, il 3 dicembre 2013, che ha portato alla nascita del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa.

Le forze armate e i Corpi di Polizia, infatti, sin dal primo momento hanno giocato un ruolo decisivo per il raggiungimento di questo traguardo. Sapevamo già allora che si trattava solo di un primo ma significativo passo per il superamento di una storica e ingiustificata  discriminazione fra gli atleti olimpici e paralimpici nel segno di uno sport sempre più sinonimo di inclusione e strumento per il superamento di tutte le barriere, in primis quelle culturali. La strategia era quella di far apprezzare da vicino, ai Gruppi sportivi militari, ai Corpi civili dello Stato e alla politica, la forza e la potenza di questi straordinari atleti. Ero sicuro che tutti si sarebbero innamorati perdutamente dello sport paralimpico e che in seguito avrebbero fatto l’impossibile per tenere nelle loro realtà sportive questi straordinari campioni. Così è stato.

Per un atleta entrare in un Gruppo Sportivo militare o nei Corpi civili dello Stato significa avere una preziosa opportunità in più nel proprio percorso sportivo e di vita, opportunità che va ad aggiungersi a quelle già offerte dalle tante società sportive dilettantistiche che operano nei territori.

Tutti coloro che hanno preso parte a questo processo e che hanno creduto in questo sogno sono state consapevolmente o inconsapevolmente componenti di una squadra che ha giocato una lunga partita nel medesimo rettangolo di gara e per il perseguimento del medesimo obiettivo.

Sarebbe impossibile citarli tutti ma vorrei omaggiare idealmente ognuno dei rappresentanti di quelle istituzioni che si sono messe al servizio della ‘causa paralimpica’. Traguardi come questo sono sempre frutto di un lavoro collettivo, nessuno potrebbe mai farcela da solo. Esattamente come accade nello sport, laddove il successo di un atleta è quasi sempre frutto del “gioco di squadra” e della collaborazioni di “tutti gli attori in commedia”: federazioni, società sportive, dirigenti, tecnici, preparatori. Grazie a queste donne e questi uomini e al lavoro quotidiano di tutto il Comitato Italiano Paralimpico si è costruito un modello che ora viene osservato con rispetto e attenzione in tutto il mondo.
Oggi colgo dunque l’occasione per ringraziare tutti i Comandanti generali della Guardia di Finanza, i Capi della Polizia, i Capi Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, i Capi di Stato maggiore della Difesa che si sono succeduti in questi anni e quelli attualmente in carica.

Un ringraziamento va anche a tutti i partiti politici e i singoli parlamentari che in questi 20 anni hanno sensibilizzato Camera e Senato su questo argomento, fra cui l’onorevole Giusy Versace che per prima ha presentato una proposta di legge sull’accesso degli atleti paralimpici ai Gruppi Sportivi militari e ai Corpi dello Stato. Un ringraziamento speciale va al Presidente del Consiglio e al Governo e in particolare - in rigoroso ordine alfabetico - al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, al Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, al Ministro della Difesa Lorenzo Guerini, al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e al Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport Vincenzo Spadafora per aver portato la squadra al traguardo sognato dimostrando grande sensibilità politica e capacità di ascolto. Virtù sempre più rare in un mondo caotico e distratto.

A beneficiare di questa nuove opportunità saranno d’ora in poi tante ragazze e ragazzi. Si tratta di un risultato che contribuirà al cambiamento culturale del nostro Paese.

*Presidente del Comitato Italiano Paralimpico