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Ambasciatori Paralimpici: Sara Morganti

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Sara Morganti

Cadere e rialzarsi, è questo che fanno i grandi. Perché non tutti sarebbero stati in grado di rialzarsi dopo una caduta come quella di Sara Morgati alle Paralimpiadi di Rio del 2016. Lei, che era una delle grandi speranze di medaglia dell’equitazione paralimpica italiana, dovette rinunciare a competere.

In quell’occasione Royal Delight, la cavalla con la quale avrebbe dovuto affrontare quell’avventura, era stata fatta rivedibile alla prima ispezione veterinaria. Un verdetto duro e difficile da accettare ma Sara è una di quelle persone che affrontano gli ostacoli volta per volta, consapevole che risalire è arduo ma possibile se si riesce a creare ogni giorno quel giusto binomio di passione e forza di volontà.

Binomio, però, è anche uno dei termini che indicano il rapporto tra atleta e cavallo. Quello con il suo Royal è veramente qualcosa di unico, perché si cade e ci si rialza insieme. Non solo Royal, a ogni modo, perché la campionessa toscana, negli ultimi anni, ha cavalcato anche due altri cavalli, Ferdinand di Fonteabeti e Lucky One, e sempre con successo.

Rialzarsi, dicevamo, e così dal 2016 a oggi Sara Morganti è stata in grado di laurearsi campionessa mondiale per ben due volte nel 2018 a Tyron, negli Stati Uniti e anche in un anno difficile come il 2020 l’amazzone azzurra ha lasciato un segno importante, conquistando tre medaglie d’oro e una d’argento allo CPEDI 3 di Somma Lombardo. Risultati straordinari, quelli maturati negli ultimi anni, che hanno contribuito a portare l’equitazione paralimpica italiana ai vertici mondiali.

Card ambasciatori Paralimpici

Intervista

Medaglia di bronzo al valore atletico nel 2009, medaglia d’oro al valore atletico nel 2014 e Collare d’oro al merito sportivo ne 2018, Sara è anche Ambasciatrice dello Sport Paralimpico. “E’ un onore, una responsabilità ma anche e soprattutto un grandissimo piacere provare a trasmetter agli altri la mia esperienza – assicura – è importante far capire ai ragazzi quanto faccia bene la pratica di una disciplina sportiva dal punto di vista fisico e psichico e se dopo i nostri incontri si porteranno a casa qualcosa sarà quello che è fondamentale nutrire sempre maggiori motivazioni”.

E le motivazioni a Sara non mancano certo: “Lo sport ti aiuta nei momenti di difficoltà perché ti fa sentire atleta e perché ti porta a darti degli obiettivi come quello di puntare a una Paralimpiade”.

Certo, non tutti possono arrivare un giorno a un palcoscenico tanto prestigioso: “Non fa niente, non è necessario arrivare tanto lontano, l’importante è uscire di casa e se il mio messaggio riesce a raggiungere qualcuno che non sa nemmeno che una persona disabile può praticare sport allora ho ottenuto il mio scopo”.

Sara parla per esperienza: “Venticinque anni fa, quando mi hanno diagnosticato la sclerosi, la dottoressa che mi aveva in cura mi disse che non avrei potuto svolgere attività fisica e che sarei dovuta stare a riposo. Ma io questo non l’ho mai accettato”.

Fortunatamente i tempi cambiano e con i tempi i progressi in campo scientifico: “E’ cambiata la cultura e oggi questa stessa dottoressa è una delle più grandi sostenitrici dell’attività fisica tra le persone con sclerosi”.

D’altra parte, Sara non è una di quelle persone che si riescono a fermare tanto facilmente: “Sono sempre stata una persona iper attiva, il mio cervello, per fortuna, continua a viaggiare e quindi cerco di spingere me stessa e il mo fisico fino al massimo possibile”.

Sport come modello per la vita di tutti i giorni: “Se si riesce ad applicare nella quotidianità quello che fai nello sport e viceversa e se questo messaggio arriva a ragazzi che spesso non si sentono motivati o che non hanno un bel rapporto con loro stessi allora si raggiunge un gran bel risultato”.

Sport oltre le medaglie, quindi, perché non c’è solo il risultato agonistico: “Non potrei mai rinunciare a tutto questo, perché per me fare sport vuol dire uscire di casa, confrontarmi con altre persone, tutte accomunate dalla stessa passione. Bisogna sapere, infatti, che per diventare atleti di alto livello ci vuole tantissimo sacrificio ma è altrettanto importante sapere che sport vuol dire anche solo divertimento”.

Non voglio essere un esempio, voglio solo trasmettere la mia esperienza e dire quanto lo sport mi abbia aiutato ad affrontare i momenti difficili che ci sono stati e che continuano a esserci”.

Insomma, un ruolo, quello di Ambasciatrice, che Sara desidera svolgere a 360 gradi: “Lo faccio perché amo lo sport ed è un piacere riuscire a far trasparire tutta la mia passione. In un certo senso considero una specie di missione quella di portare avanti un messaggio di positività. Dico questo perché nonostante siano stati compiuti tanti passi avanti, ancora oggi siamo visti come persone alle quali manca qualcosa”.

“E’ necessario che la gente ci guardi in maniera diversa, che veda in noi persone con abilità residue”.

Dopo la mancata competizione quattro anni fa a Rio, oggi la parola d’ordine è Tokyo: “Punto a presentarmi nella miglior forma possibile. Fare i Giochi di Tokyo vorrebbe dire che tutto è passato e che possiamo celebrare la fine di un periodo così difficile come quello che abbiamo vissuto”.

“Se tutti i popoli ci saranno vorrà dire che la situazione mondiale è in via di miglioramento”.