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Ambasciatori Paralimpici: Giovanni Achenza

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“ Voglio avvicinare sempre più i giovani allo sport, magari al triathlon, lo sport che amo"

I successi, si sa, non arrivano per caso. Sono frutto di tanto lavoro, tenacia, forza di volontà, di uno spirito che non si accontenta mai e che punta a dare e ottenere il massimo da ogni situazione. Ma arrivano anche e soprattutto quando non sei l’unico a credere in te stesso, quando chi ti sta vicino ripone fiducia in te, spronandoti a tirar fuori il meglio in ogni momento. 

A Giovanni Achenza, classe 1971, originario di Ozieri in provincia di Sassari, la vita ha dato in dono una famiglia che ha sempre creduto in lui e lui, che prima dell’incidente lavorava dodici ore al giorno per mandare avanti la ditta, ha portato l’etica della fatica sui campi di gara, riuscendo a coronare il sogno di ogni atleta, quello di vincere una medaglia sul palcoscenico più importante.

La medaglia di bronzo conquistata ai Giochi Paralimpici di Rio nel 2016 ha contribuito a scrivere una straordinaria pagina di successi per il paratriathlon azzurro che, proprio in Brasile, ha esordito in una Paralimpiade contribuendo ad arricchire lo straordinario bottino di trentanove medaglie ottenuto dall’Italia nel 2016. 

La card dedicata a Giovanni Achenza

L'intervista

Oggi Rio può sembrare lontana per chi si trova a fare i conti con il tempo che passa, ma mollare non è una parola che fa parte del vocabolario di Giovanni Achenza. 

L’azzurro è anche uno degli Ambasciatori dello Sport Paralimpico, un ruolo che ricopre con una speranza: “L’obiettivo come Ambasciatore è quello di portare sempre più giovani nello sport, soprattutto avvicinarli al triathlon, lo sport che pratico e che è sport di fatica. Insomma, è importante spronare i ragazzi e spingerli verso una disciplina sportiva, se poi si tratta di quella che pratico ancora meglio”. 

L’età, dicevamo, un pensiero costante ma anche uno stimolo per dare il massimo ora con l'idea di lasciare magari, un giorno più in là, il testimone a chi lo saprà raccogliere: “L’età sta avanzando, sono alla soglia dei cinquanta e onestamente non so quanto potrò reggere a grandi livelli. Anche per questo - continua Giovanni - spero in un ricambio generazionale”. 

A livello agonistico Giovanni, come tutti gli sportivi italiani, si trova a fare i conti con l’incertezza legata alla nuova fase della pandemia. “Siamo in attesa di capire se potremmo ritrovarci a breve (in Sicilia, ndr). Il programma prevede incontri a Trapani, dove qualcosa si sta muovendo in termini di reclutamento di nuove leve”. 

Come già accaduto un anno fa, proprio in Sicilia gli azzurri del paratriathlon dovrebbero ritrovarsi per un raduno tecnico ma oggi più che allora, quando eravamo all'alba della drammatica pandemia, Il condizionale è d’obbligo: “Il problema è che non sappiamo come muoverci perché molte sono le incognite, dall'uso delle piscine chiuse alle incertezze legate alle possibilità di spostamento della regioni”. 

Tutto questo non ferma un movimento che vuole assolutamente crescere: “Spero si possano trovare nuovi atleti e formarli al meglio, perché a Tokyo dobbiamo andarci più preparati possibile”. A proposito di Tokyo, Achenza ci racconta come ha vissuto il rinvio di un anno dei Giochi: “E’ stata una doccia fredda, anche perché già a gennaio eravamo pronti. Ora la speranza è che le Paralimpiadi alla fine si svolgano, altrimenti vorrà dire che dovremo stringere i denti fino a Parigi; questa sarebbe la prospettiva che forse più mi mette paura ... l’età avanza”. 

Età, certo, ma anche tanta esperienza maturata in anni di gare culminate con il bronzo paralimpico, il miglior spot per il paratriathlon azzurro: “Dopo la medaglia di Rio diversi atleti si sono affacciati a questa disciplina: penso a Veronica Yoko Plebani e tanti altri ragazzi, che sui canali Rai hanno potuto vedere cosa siamo in grado di fare”. Le medaglie hanno portato visibilità a un movimento e con la visibilità è cresciuto il numero dei praticanti: “Da circa quindici siamo arrivati a trenta, il che vuol dire che un po’ di promozione è stata fatta”. L’obiettivo è crescere  ancora: “Si tratta di un numero ancora esiguo se vogliamo lavorare bene sugli atleti e portarli ad alto livello”. 

L'eventuale raduno in Sicilia aprirebbe di fatto la stagione, dunque un 2021 che già tra Aprile in Giappone e Maggio all'Idroscalo (Mondiali) potrebbe entrare nel vivo. “Sono a disposizione del Commissario Tecnico, è lui che deciderà le gare alle quali sarà opportuno partecipare”. Giovanni Achenza, infatti, è uno di quelli che ha già staccato il pass per i Giochi di Tokyo: “Studieremo di volta in volta le opportunità. Sarà fondamentale prender parte a competizioni dove avere un confronto con gli avversari che mi titroverò contro in gara a Tokyo".