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Tutorial Sport Paralimpici: Judo

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Silvio Tavoletta ci racconta il judo paralimpico

Il judo è come l'acqua, ti aiuta ad essere flessibile nella vita

Faccio judo da quando avevo quattro anni, oggi ne ho quarantotto ed è stato un qualcosa che non ho mai fatto mancare nella mia vita, prima come atleta ed ora come tecnico. Se mi chiedi il perché ti rispondo che non rappresenta solo uno sport, ma qualcosa di più. Mi piace definirlo come l’acqua, flessibile a contatto con il contenitore all’interno del quale viene versata. Il judo è la stessa cosa, ti aiuta a diventare flessibile nella vita”. 

Silvio Tavoletta, referente tecnico della nazionale italiana di judo paralimpico della Fispic, disciplina all’interno della quale svolgono la loro attività atleti ipovedenti e ciechi, rappresenta con l’elemento naturale dell’acqua le caratteristiche di una disciplina sportiva che “è in grado di fornirti un insegnamento fisico, una solida preparazione mentale ma soprattutto un elevato valore morale. Nessuno sport da combattimento ha nel suo percorso educativo quest’ultima componente in maniera così spiccata”.

Tutorial

Una formazione morale dunque che rappresenta “uno dei vantaggi che il judoka ha per affrontare la vita, ossia la capacità di saper leggere nella mente e nel cuore dell’avversario solo utilizzando l’elemento del contatto. Ecco, il judo ad ogni livello potrebbe essere praticato ad occhi chiusi, perché comunque riusciresti a sentire il respiro o l’accelerazione dei battiti del cuore nel tuo rivale”.

Uno sport dunque adatto ad atleti che non possono utilizzare uno dei cinque sensi fondamentali, ma in grado comunque di “sviluppare autonomia, percezione dello spazio circostante, coraggio, equilibrio, concentrazione, presa di decisione. Potrei stare ore a parlarti dei benefici del judo ma preferisco sempre riassumerne la meraviglia analizzando come ci si affidi al nostro avversario sfidandolo. Beh, credo che questo sia meraviglioso!”.

Un contatto che in atleti ipovedenti e ciechi diviene ancora più essenziale proprio per il tipo di disabilità, “perché è attraverso la presa che esploriamo l’area di combattimento. Un bambino ipovedente o cieco non può vedere i confini del tatami ma deve sentire il suo avversario, muoversi di conseguenza rispetto ai movimenti di chi sta davanti a lui. Al di la della lotta - prosegue il tecnico abruzzese - arrivi a sviluppare tante altre caratteristiche e sensazioni che poi utilizzerai anche nella quotidianità”.

La vicinanza fisica tra i due duellanti, considerata giustamente un punto di forza al pari della capacità di sviluppare una totale integrazione, favorisce “il superamento delle paure, ti insegna a cadere. Il maestro Vismara diceva sempre: nel judo cadi otto volte e ti rialzi nove. Se applicato alla vita di tutti i giorni è un concetto che non può che aiutare ognuno di noi. Se poi aggiungi che tocchiamo terra solo per pochi istanti e ci rialziamo subito, allora capisci quanto questo sport possa cambiare la tua percezione di vita fuori da una palestra ed aiutarti ad affrontare qualsiasi situazione ti si presenterà dinanzi”.

Il judo, prosegue Tavoletta, “è un percorso che ha come fine ultimo quello di raggiungere un equilibrio fisico e mentale, imparando ad incanalare l’energia in un percorso positivo che faccia bene all’individuo e migliori la prosperità della collettività che ti circonda. Sul tatami la prima cosa è salvaguardare il mio avversario, non annientarlo”, un concetto profondo e stupendo che il tecnico conclude in questo modo: “non esiste sconfitta o vittoria, esiste solo il miglioramento reciproco”, merce rarissima e dunque preziosa in una società che vuole tendere alla perfezione.

Disciplina meravigliosa il judo che, per poter raggiungere gli obiettivi prefissati, ha “bisogno di tecnici preparati, professionisti che scendendo nel particolare del nostro settore non considerino il ragazzo paralimpico come un peso, bensì una risorsa inestimabile. Le palestre più virtuose sono quelle in cui non ti rendi conto se hai un ragazzo cieco o autistico che sta svolgendo attività insieme ad altri normodotati. Per arrivare a questo c’è bisogno di tanta preparazione da parte nostra, di tanti sacrifici che la Federazione sta mettendo in campo, di un lavoro importante che gli enti di promozione sportiva stanno compiendo per riuscire a garantire quello straordinario valore inclusivo che il judo riesce a dare”.

Il judo può essere una chiave di ingresso nel mondo dello sport”, uno sport che sarà sempre migliore aggiungiamo noi, se i valori di questa disciplina riusciranno a permeare la nostra società.