Questo sito web utilizza i cookies per gestire l'autenticazione e altre funzioni. Continuando con la navigazione, l'utente acconsente all'uso di tali cookies sul suo dispositivo.

 Visualizza la Privacy Policy Approvo

Simone Barlaam: gli extraterrestri sono tra noi e nuotano nella vasca olimpica

images/medium/AUG_3101.jpg

 E’ tutta una questione di apertura alare e lunghezza degli arti se Simone Barlaam è un fenomeno nello stile libero e nella farfalla. “Sono le mie specialità naturali, queste, mentre non sono ranista, perché leve lunghe come le mie sono un fattore di debolezza, in questa prova”. Una struttura fisica imponente che Simone deve a madre natura ma che aiuta anche a tavola, consumando quantità industriali di calorie che poi brucia in acqua. “Devo ammettere che mangio moltissimo, seguendo il detto ‘colazione da re, pranzo da principe, cena da povero’. A colazione, ormai d’abitudine uova, tacchino, oltre che carboidrati, tanti cereali. Anche se devo solo andare a scuola, ormai sono abituato così. Diciamo che non seguo alcuna dieta perché devo ancora crescere”. Scherza ma non troppo, con i suoi 19 anni e una determinazione da adulto. E soprattutto non lascia più nulla al caso, da quando è il recordman nelle vasche paralimpiche mondiali.

Distanze brevi, preferibilmente, per lui che è velocista e nuota di potenza, più che di resistenza. ‘Nuota’ è termine riduttivo, meglio dire ‘aggredisce’ l’acqua sotto di lui, a suon di record. Suo quello mondiale dei 50 stile con 24”63 a Indianapolis pochi giorni fa (suo era anche il precedente), suo quello europeo dei 100 stile con 54”42 a Dublino 2018.

“Ha avuto un mentore importante in Federico (Morlacchi) che lo ha instradato e anche accudito, ma ora ha la sua strada da compiere, al di là dei confronti”, dice il Tecnico di club e di nazionale Massimiliano Tosin. Il varesino Morlacchi, una leggenda del nuoto paralimpico, con le sue 42 medaglie tra Paralimpiadi, Mondiali ed Europei. Con lui nella PolHa Varese, con lui in corsia nei lunghi allenamenti, raduni, gare in giro per il mondo. Per entrambi la categoria S9, quella che raggruppa atleti con ipoplasia congenita, cioè uno sviluppo anomalo dell’arto e dismetria. Condizione che a soli tre giorni di vita lo porta su un letto operatorio per la prima possibile correzione. Poi seguono 12 anni di visite, ricoveri e nuovi interventi. Un’infanzia che segna e tempra e nel caso di Simone compie il miracolo della volontà. “Non è affatto il passato, Federico - risponde a una provocazione - è assolutamente il presente. Se vuole ne ha ancora per un po’”. Se Simone glielo permette, amico e ora avversario in gara. “Migliore atleta, come testa oltre che come risultati, non ne conosco – ammette -. In vasca ci divertiamo e ci completiamo: io nella velocità, lui più mezzofondista. E poi non smette mai di sognare, da lui ho ancora tanto da imparare”.

Non l’inglese, quello ormai può insegnarlo, Simone, forte dello scorso anno scolastico trascorso a Sydney, come exchange student. “Ci ho messo io lo zampino- rivela Tosin-, quando Simone pensava di fare un anno all’estero, Inghilterra o Stati Uniti, per imparare l’inglese. In Australia, avevo dei colleghi allenatori e sapevo di strutture ottime dove avrebbe continuato anche ad allenarsi. Così abbiamo fatto di tutto e per una serie di coincidenze fortunate, si è messa in moto tutta una rete tra Progetto internazionale di studi all’estero, famiglia ospitante, scuola e piscina. Così Simone ha fatto anche enormi progressi sportivi”.

“E’ stata un’esperienza fantastica, che mi ha cambiato molto – racconta Simone-. Sono tornato diverso, più maturo, autonomo, più estroverso anche. Mi sono fatto un sacco di amici, ora l’inglese è fluido”. Una prova brillantemente superata, come speriamo sia la maturità che lo attende quest’anno, rientrato a Milano.

“Studio al Liceo Scientifico con indirizzo informatico, senza latino. Come futuro programmatore, però, non mi vedo, sono scarsino in questa materia. All’Università’ certo ci penso, bisogna farsi una vita parallela, al di là del nuoto. Sono indeciso, ma la scelta sarà tra ingegneria meccanica e biologia marina”.  Fondali, acqua, pesci, una passione fin da bambino, come il disegno, da autodidatta. “Da piccolo riempivo le lunghe giornate nel letto di ospedale disegnando, i dottori mi avevano vietato il Nintendo perché mi aumentava il battito cardiaco, così mi sono dirottato su fogli e matite. Squali, dinosauri, disegnavo cose così. Oggi, più l’anatomia, la figura umana”.

Quanti talenti in parte espressi, altri ancora da esprimere per ringraziare una famiglia unita e forte, la sua, che gli ha messo le ali non potendo, oltre un certo limite, quello oggettivo della scienza medica, ridargli la giusta proporzione degli arti inferiori. “Simone è il risultato prodigioso di operazioni chirurgiche d’avanguardia – dice Tosin-. Addirittura, per armonizzare la lunghezza delle gambe, è stata bloccata la crescita dell’arto sano. Con il risultato che invece dei suoi 193 cm di altezza, diversamente misurerebbe 201 cm”. Due metri di fibre muscolari e potenza tutta da esplorare. “Margini ne ha infiniti, Simone, è talento puro ma è solo l’inizio di una storia - continua Tosin -. Io dico che il suo quadriennio sarà quello dal 2020 al 2024, fuori dagli impegni scolastici”.

“Per forza di cose quest’anno mi allenerò meno – conferma Simone-. Al momento, una sessione in acqua al giorno e in palestra ogni due giorni. Difetti ne ho, certo, sono permaloso, odio l’acqua fredda in vasca e sono ‘pigro’: se non voglio fare una cosa, niente mi smuove. Al contrario se voglio... E nella vita voglio solamente una cosa: divertirmi e soddisfare ogni desiderio. Il primo non lo dico, sono anche scaramantico”.

Foto: Augusto Bizzi

 

AUG 6101