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Giada Zoli. Come si incontra per caso la boccia, e ci si innamora fino a non lasciarla più

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Giulia (Marchisio) gioca per mezzo di una rampa da cui, tramite uno stick che muove col piede, sgancia la boccia che l'assistente di gara posiziona a seconda dell'altezza e della direzione da lei indicate. Altezza e direzione utili alla tattica di gioco. Diversamente fa Riccardo (Zanella) , che ha una disabilità minore e riesce a lanciare la boccia con la mano. Una cerebrolesione congenita e una tetraparesi spastica non hanno fermato la volontà di questi due giovanissimi atleti, 17 lei e 14 lui, di lasciare un segno sulle piste da gioco nazionali e internazionali. Tecnico nazionale Liliana Pucci, argentina che vive a Barcellona e ha seguito la boccia italiana dagli albori, conosciuta in Spagna dal veterano della boccia in Italia, Mauro Perrone. Appunto Liliana vive fuori, aveva bisogno di un assistente in Italia. Giada Zoli, ora vice-allenatrice del Team Italia, risponde. La sua, una storia sorprendente, che merita di essere raccontata. 

“Io e la boccia? Fino a pochissimo tempo fa, eravamo due sconosciute – racconta, con il suo solito entusiasmo. Mi ci sono avvicinata indirettamente, non sapevo cosa fosse. Nel 2017/2018 ero in uno sperduto paesino della Spagna, Berga, a svolgere servizio di volontariato con un Progetto Europeo.  Le realtà che operano con la disabilità in un piccolo centro come quello sono poche. Io operavo presso un’associazione che faceva ippoterapia e dove ho incontrato un certo Ramon, un signore cinquantenne che giocava alla boccia paralimpica, in categoria  BC4. E’ partita così la mia ‘avventura per caso’, ero un semplice aiuto per i suoi allenamenti, poi mi è stato chiesto di assisterlo alle gare regionali, nazionali fino a quelle internazionali.  E io mi sono appassionata, è nata una bellissima amicizia”. Il resto lo fa la sua innata curiosità e la voglia di fare, “Da Miquel Chalé, il suo allenatore che è anche classificatore, ho appreso tutto quello che so della boccia. E quando abbiamo partecipato ai Campionati della Catalogna ho conosciuto Liliana, il Tecnico Nazionale della Boccia paralimpica che abitava da quelle parti. Sapendo che ero italiana mi ha chiesto se terminato il progetto di volontariato europeo potevo affiancarla come assistente nella Nazionale Italiana. Gli spagnoli sono molto esperti in questa disciplina, la praticano da vent’anni e non sono gelosi del loro sapere, mi hanno trasferito tutte le loro conoscenze. Io sono molto curiosa di natura, li sommergevo di domande e loro mi svelavano questo mondo affascinante”. Agli Europei Giovanili Paralimpici in Finlandia, lo scorso mese, Liliana non poteva partecipare, così Giada ha preso il coraggio a due mani, il passaporto, Giulia e Riccardo e se li è portati alle gare. Con i ragazzi anche le loro famiglie, ma fare da Tecnico è un’altra cosa, con la responsabilità che comporta.

“Sentivo una grande responsabilità alla vigilia della partenza – confessa Giada. Ma al rientro ho realizzato che è stata un'esperienza grandiosa, davvero potente e ricca per me e il mio bagaglio personale, a livello di emozioni e di conoscenze. Emozionante già il colpo d’occhio a Malpensa, dell’intera Delegazione vestita con la divisa nazionale, poi la lucidità da ritrovare subito, per essere punto di riferimento della squadra di boccia, rispettare gli orari e i programmi di allenamento, e il batticuore della gara”.

Gli azzurrini l’hanno stupita, hanno stupito tutti i compagni, in realtà. Era la loro prima uscita internazionale, in viaggio così lontano dall’Italia. “Giulia e Riccardo hanno fatto un’esperienza a 360 °che ricorderanno per il resto della vita, e io con loro. Un’esperienza sportiva, per lo spirito competitivo che hanno messo volentieri in campo, raggiungendo entrambi il quarto posto e un’esperienza di vita, che li ha resi un po’ più autonomi e sicuri, per aver superato ansie e tensioni ma anche essersi sentiti parte di un gruppo azzurro numerosissimo che gli ha dato motivazione, ispirazione e grinta”. Giada li ha guidati, sorretti e spronati, scrivendo fogli di appunti, registrando risultati e confrontandoli, poi scrutando gli avversari per dargli le dritte necessarie. Con piglio e dolcezza, come si fa con i ragazzi. Sul podio più alto è salita lei, con un sorriso raggiante: “Mi resta l’immensa gratitudine di aver potuto vivere tutto questo, vincendo la mia sfida personale. A quanti capita, una simile avventura, nella vita?”.

  

 

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