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Nuoto. Vincenzo Boni: “Ho dato una possibilità ai miei sogni e non me ne sono pentito”.

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Se la ‘Bastarda’ non mi avesse colpito, non so oggi cosa sarei. “Diventando un campione di nuoto, diciamo che ho messo a frutto la mia disabilità”, da disgrazia a punto di forza e tratto distintivo. A parlare è Vincenzo Boni, napoletano, che nel 1994 a 6 anni contrae la sindrome di Charcot Marie Tooth, che lui ha ribattezzato ‘la Bastarda’, negli anni in cui ha dovuto farci i conti e accettarne le conseguenze. “Da piccolo camminavo e cadevo e i miei piedi stavano crescendo storti – racconta-. Così ho fatto un esame del midollo, è stata la puntura lombare a chiarire tutto” e spazzare in un attimo la spensieratezza dell’infanzia, poi adolescenza oggi maturità.

Trentuno anni a pensarci, disperarsi e poi riprendersi. A fare di tutto per approfittarne, una volta fatta la corazza e scolpito il carattere. Acqua passata, o forse non passerà mai del tutto, fatto sta che oggi Vincenzo nell’acqua che sa di cloro, ed è azzurro cielo, ha trovato la sua dimensione di fuoriclasse, mai sazio di podi e Inno che canta a squarciagola. Alla fine, ironia della sorte, deve ringraziare il suo destino per come lo ha temprato, forte e lucido, e per come lui è riuscito a trasformarlo in sete di vittorie, a pitturarlo di mille colori, quelli delle medaglie mondiali ed europee vinte, a illuminarlo di quattro primati mondiali.

“Tra pochi giorni torno in vasca ai Mondiali di Londra (dal 9 al 15 settembre). Come vivo la vigilia? Con tanta ansia, la solita, quella che si ferma per un attimo solo in camera di chiamata, quando fa spazio alla massima concentrazione e basta”.

Emotivo di natura, questo è l’unico aspetto ‘tecnico’ che sa di dover migliorare, delle sue prestazioni: “Domare l’ansia è sempre stata la mia difficoltà più grande. Ma stavolta fa molto la consapevolezza di aver fatto bene non solo al Raduno di Ostia, ma di aver lavorato al meglio tutto l’anno per questo traguardo. Posso dire di non avere scuse”.

Non è vero che la modestia è sempre una virtù “Infatti, può anche fregarti non essere pienamente cosciente dei tuoi mezzi. Per questo l’allenatore sa che deve spronarmi e rinsaldarmi”. Ore in acqua, a colpi di rilevazioni cronometriche, e a secco, a leggere e confrontare i report scritti di ogni bracciata, specialità e distanza. Poi le video analisi delle sue performance e degli avversari. Nulla si lascia al caso a un simile livello di prestazione. “Sono specialista dei 50 dorso, anche se ultimamente, complice forse la saggezza dell’età – scherza-, sto trovando interessanti i 200 metri, lavorandoci posso fare bene anche lì”.

A Londra, gli spettri si materializzano in un nome e cognome, scandito lentamente, “Diego-Lopez-Diaz, il messicano. Anche se sono tanti gli atleti nuovi, freschi e promettenti. Lopez Diaz è poco più giovane di me, con una disabilità meno grave della mia, anche se è nella mia stessa categoria (S3, nuotatori con gravi disabilità a tutti gli arti). Spero solo che almeno lui non sia innamorato”. Scherza ma non troppo, Vincenzo, che da almeno un anno vanta una spinta propulsiva fenomenale, sovrumana quasi: l’amore per Carlotta (Gilli), sua compagna in azzurro e nelle Fiamme Oro, ipovedente, che polverizza record mondiali come noi berremmo una spremuta. Agli Europei di Dublino 2018, anno della sua consacrazione sulla vetta del podio - dopo il bronzo alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro 2016 e i due argenti e quattro bronzi mondiali fino al 2017-, lei era già il suo pensiero fisso, il calmante naturale, il motore da 700 cavalli. “Se ho vinto tre medaglie d’oro, in Irlanda, merito è stato della maturità agonistica, sicuramente, e della consapevolezza ormai raggiunta. Ma anche delle farfalle nello stomaco. Ovvio che volevo farle vedere di cosa ero fatto, mettermi in luce ai suoi occhi. Ho dimostrato come i sentimenti siano una spinta anche nella prestazione”, non solo una possibile distrazione dall’obiettivo. 

C’è una cosa in cui Vincenzo, che l’anno scorso si è preso anche una Laurea in Cultura digitale e Comunicazione a Sociologia, si dà un dieci pieno: “nella grinta e nell’impegno che ci metto, sempre. C’è una frase di Coelho in cui mi identifico: ‘Dai una possibilità ai tuoi sogni. Non te ne pentirai. Non sto dicendo che non soffrirai. Non sto dicendo che non fallirai. Sto dicendo che non te ne pentirai’. Insomma, la vita non è certo ‘una figata’, per fare una citazione, ma è sicuramente una sfida continua. Sei tu a decidere se vivere per coglierla e vincerla, o meno”. Solo allora, fatti i tempi e onorato Coelho, può lasciarsi andare alla pizza fritta, gloria della cucina partenopea, se la sogna tutte le notti che non sogna Carlotta. Altro che le medaglie!

 

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