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Eleonora Sarti: l’arco è la mia forza, ora non ho più paura

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Una sognatrice, si definisce lei. Un concentrato di femminilità, dolcezza ed entusiasmo per la vita, direbbe chiunque la conosca. Una ragazza romagnola di 33 anni, che tra dieci anni si vede seduta a terra in palestra, circondata da atleti, cui fa supporto psicologico. Sì perché l’unica cosa che ha veramente scelto nella sua vita, Eleonora Sarti, stella della nazionale para archery, sono gli studi di psicologia, che sta facendo all'Università di Modena e Reggio Emilia. Una tendenza, quella a indagare i moti dell’animo, già evidente quando ha intrapreso gli studi in scienze infermieristiche, poi lasciati a favore di un lavoro part time nel ramo assicurativo.

“Già in quel momento della mia vita ero attenta agli aspetti mentali dei pazienti, ero attenta alle cure del corpo ma soprattutto della psiche”. Lo sport, quello serio e come impegno a tempo pieno, è arrivato per caso. Parliamo del basket in carrozzina. “Io sono nata con una malformazionie ai piedi, alla gamba sinistra e alla mano destra, ma ho sempre fatto sport. Poi un giorno un’amica che stava organizzando una dimostrazione di basket in carrozzina per i pazienti del Centro INAIL di Vigorso mi chiede se volevo provare. Mai tirato a canestro, ma è stato amore al primo lancio”. Nel 2009 è entrata nella Nazionale femminile e nel 2013 ha partecipato agli Europei di Basket in carrozzina a Francoforte, era giudicata fra le migliori giocatrici della squadra.

Lo sport un motivo di riscatto per Eleonora, che ha preso coscienza a scuola di ciò che la rendeva ‘diversa’ dai compagni. “E’ successo soprattutto dalle medie in poi: mi sentivo isolata e sotto il giudizio degli altri, mi vergognavo e avevo paura del confronto, questo almeno fino alla quarta superiore”. L’infanzia per fortuna è stata diversa: “Ho avuto una meravigliosa famiglia e una madre che mi ha buttato nella mischia, a provare qualsiasi sport. Lei non mi ha mai considerato una bambina con disabilità. E quando i vari allenatori consigliavano di fermarmi, di riposare o dicevano che uno sport non faceva per me, lei mi distraeva portandomi a fare altro”. Senza dirle la verità, la spingeva semplicemente a curiosare altrove, con leggerezza e positività. Ecco perché la normalità vissuta a casa strideva con gli imbarazzi e l’isolamento riscontrati fuori. Così la bambina fa i conti presto con la formazione del carattere, con la sensibilità che accusa il trauma, ma al tempo stesso diventa personalità e coscienza di sé. Poi fa pace con le sue ombre, si dà degli obiettivi. Studia e fa sport.

“Il basket era una grande passione, ma io desideravo poter calcare le scene di una Paralimpiade. E lì ero bravina ma non abbastanza da poterci sperare. Così per una coincidenza parlando con la fisioterapista della Nazionale, che era la stessa del para archery, è venuto fuori che cercavano atlete. Ma anche dell’arco non sapevo nulla all’inizio, anzi istintivamente proprio non mi piaceva”. Galeotta una diretta televisiva cui resta impalata. “Mi ipnotizzo completamente, durante le gare di arco che assegnavano i pass per Londra 2012. C’era lo scontro diretto tra Elisabetta Mijno e una cinese. Resto colpita dalla tensione che vedo. Adrenalina pura”.

Così è cominciata la nuova avventura. Complice un talento fuori dal comune, soprattutto la curiosità per le nuove avventure, Eleonora esordisce nel 2013 ai Mondiali di Bangkok ed è subito medaglia di bronzo mixed team nell’arco compound. Replica nel 2015, aggiungendo il bronzo a squadra femminile e il titolo mondiale in Germania che spalanca le porte dei Giochi del Brasile. E’ il gran debutto paralimpico.

“Ricordo che volevo vincere l’oro individuale e mixed team, a Rio 2016. Invece poi… Di quei giorni ho un ricordo strano, tante ombre. Venivo da un record del mondo, prima nella ranking, puoi immaginare la pressione. Arrivata in Brasile, ho subito provato emozioni del tutto sconosciute prima, sia nella vita al villaggio che al campo di tiro, sensazioni che non sapevo minimamente gestire, non avevo i mezzi per affrontarle”. La paralisi emotiva, il flop in gara. Eleonora torna in Italia sconvolta, vacilla, medita di lasciare il para archery, le Fiamme Azzurre, tanti sogni. “Era in discussione tutta la mia vita, perché fino ad allora mi definivo ‘atleta’, se avessi lasciato tutto avrei perso la mia stessa identità. Poi ho chiesto aiuto e fatto terapia”. Tanta strada, giù in picchiata nelle viscere, complicata ma inevitabile. E tanta respirazione, oltre che consapevolezza e finalmente autostima.

A giugno scorso di nuovo i Mondiali, in Olanda. Eleonora si piazza ai piedi del podio, perde la finale per il bronzo ma stacca il pass per Tokyo. “Mi dò un bel 9 e ½ , ai Mondiali. Per quanta strada ho fatto, per quello che ho passato. Sono arrivata quarta ma per me vale come il titolo mondiale”. Eleonora è tornata. “Un’altra io, oggi. Come penso a Tokyo 2020? Con i brividi e gli occhi che brillano. E’ una luce che si avvicina, stavolta, non ho più paura”.

Foto Michelangelo Gratton