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Il blind tennis: una delle novità nel movimento sportivo paralimpico

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Percepire quale direzione prenderà la palla, ascoltarla, capirne la velocità: in poche parole, usare gli altri quattro sensi. Si chiama blind tennis ed è nato a metà degli anni ottanta in Giappone. Una disciplina che richiede grandissima abilità e sensibilità, nonché la completa percezione dello spazio in cui ci si trova.

L’idea di questo sport si deve a Miyoshi Takei, studente giapponese non vedente dalla nascita con la passione per il baseball che, spinto dal desiderio di praticarlo insieme ai suoi fratelli, creò una palla di gomma con all’interno un sonaglio. In seguito, Takei pensò che tale pallina potesse essere applicata anche al tennis. Nasceva il blind tennis, variante per non vedenti del tennis per normodotati, che si differenzia da quest’ultimo per alcuni aspetti, a cominciare dalla pallina stessa che, oltre ad avere un sonaglio, è più grande rispetto a quella tradizionale: nove centimetri di diametro anziché cinque. In sostanza la palla sonora funziona attraverso il principio dell’ecolocalizzazione, anche detto biosonar, lo stesso che permette a mammiferi quali i delfini o i pipistrelli di muoversi. Diversa, rispetto al tennis tradizionale, è quindi la lunghezza del campo, più piccolo di quello standard e delimitato da righe in rilievo in corda, per permettere al giocatore di sentire dove ci si trova. Anche la rete è più bassa e misura ottanta centimetri. Altra differenza sostanziale riguarda il fatto che ai giocatori non vedenti totali è permesso far rimbalzare la pallina fino a tre volte, mentre agli ipovedenti una o due, a seconda del grado di disabilità. Non è consentita la volée, ovvero, non è consentito il gioco a volo. Un ulteriore aspetto è legato al ruolo che devono tenere gli spettatori che assistono agli incontri, ai quali è richiesto di mantenere il silenzio più assoluto, questo per permettere ai giocatori di sentire il suono della pallina.

Il blind tennis, dicevamo, nasce a metà degli anni Ottanta, precisamente nel 1984. Nel 2005 ha ormai varcato da tempo i confini del Giappone, diffondendosi con successo anche in altri Paesi. Nel 2014 nasce l’International Blind Tennis Association (IBTA), al fine di regolare e diffondere questa disciplina. A oggi è praticato in circa trenta Paesi. Nel 2020, a Tokyo, farà il suo esordio ai Giochi Paralimpici, ma solo come sport sperimentale.

Per quanto riguarda l’Italia, risale al 29 marzo del 2019 il riconoscimento del blind tennis da parte della FISPIC – Federazione Italiana Sport Ipovedenti e Ciechi - quale sport federale, entrando a far parte, in questo modo, della federazione del Comitato Italiano Paralimpico deputata alla gestione, all’organizzazione e allo sviluppo dell’attività sportiva per le persone non vedenti, che si occupa già di discipline quali il goalball, il torball, il calcio a 5 di categoria B1 e B2/3, lo showdown e il judo.

Silvia Parente

Silvia Parente è una delle bandiere dello sport paralimpico italiano e mondiale. Alle Paralimpiadi Invernali di Torino del 2006, nella disciplina dello sci alpino, la milanese ha vinto una medaglia d’oro nel gigante e due di bronzo nella discesa libera e nel super G. Ai Giochi di Lillehammer, nel 1994, ha ottenuto il bronzo nello slalom. Dopo lo sci, l’approdo all’arrampicata sportiva, con cui ha conquistato il titolo mondiale nel 2011 e quello europeo nel 2013.

Oggi, per Silvia, classe 1969, la nuova sfida si chiama proprio blind tennis. E’ lei la referente per la FISPIC di questo nuovo sport: “Mi ispira, mi piace, mi sto mettendo alla prova per capire fin dove riesco ad andare avanti; è una disciplina nuova, quindi ancora non si sa dove può arrivare”.

“Quando siamo partiti non riuscivamo nemmeno a fare uno scambio – ricorda – mentre oggi, con la tecnica che si sta sempre più affinando, ci stiamo a poco a poco avvicinando al tennis dei normodotati”.

“Non è per nulla facile ma siamo agli albori e piano piano stiamo cominciando a fare cose buone e a crescere – assicura – in Italia questo sport esiste da circa sei anni ma si è sviluppato concretamente solo da tre anni a questa parte”.

“Lo scorso anno, a Bologna, abbiamo organizzato il primo Campionato Italiano – spiega la Parente – la seconda edizione si svolgerà sempre a Bologna a cavallo tra novembre e dicembre. A giugno abbiamo preso parte a un torneo internazionale che si è disputato a Benidorm, in Spagna, che noi chiamiamo Mondiale

perché l’IBTA non è ancora sotto l’egida dell’International Paralympic Committee (IPC). Siamo andati bene, riuscendo a portare una nostra giocatrice, Daniela Pierri, in finale”.

“Cosa mi piace di questo sport? Sicuramente è più tranquillo e più comodo rispetto allo sci alpino, e posso praticarlo vicino casa. Certo, è costoso, basti pensare che le palline con cui giochiamo hanno un costo di circa dieci euro e sono molto difficili da trovare. Nessuno, ancora, è riuscito a riprodurle e dobbiamo farcele spedire dal Giappone. Proprio per questo, insieme alla Fondazione Nadia Rinaldi, di cui sono presidente, alla FISPIC e al CIP ci stiamo dando molto da fare per migliorare tanti aspetti”.

“Consiglierei a una persona non vedente di avvicinarsi al blind tennis perché ti permette una piena socializzazione – osserva – si gioca nei circoli, quindi a contatto con realtà grandi e questo consente una maggior inclusione. E poi è divertente”.

“Certo, quando perdo finisce che mi arrabbio – ammette – e all’inizio ho dovuto abbassare molto la cresta ma io non mollo e vado avanti”.

 
Pillole di gioco del Blind Tennis
 
Il terreno di gioco ha dimensioni leggermente ridotte da un campo standard: 12,80x6,10 con rete a 0,83 per la categoria B1 e 18,28x8,23 con rete a 0,90 per la categoria B2/B3, con la presenza di corda tattile sotto le righe per orientarsi con i piedi per la categoria B1.
I tennisti usano una pallina di gomma piuma a richiamo sonoro che ha misure leggermente più grandi di una standard, mentre le racchette variano dai 23 ai 25 pollici.
Il battitore, prima del servizio, deve accertarsi che il ricevente sia pronto pronunciando la parola "ready?pronto? alla quale deve ottenere come risposta yes!si!; il battitore ha a disposizione 5 secondi per effettuare la battuta durante i quali non si può modificare la propria posizione.
Un giocatore B1 o B2 perde il punto se non rimanda la pallina al campo avversario prima del quarto rimbalzo (sono ammessi n° 3 rimbalzi); un giocatore B3 perde il punto se non rimanda la pallina al campo avversario prima del terzo rimbalzo (sono ammessi n° 2 rimbalzi) mentre un giocatore vedente perde il punto se non rimanda la pallina al campo avversario prima del secondo rimbalzo (è ammesso n° 1 rimbalzo)
I giocatori B1 devono indossare la mascherina standard approvata dal movimento paralimpico.
 
Attualmente sono sei le realtà presenti sul territorio nazionale  (Aosta, Piacenza, Pordenone, 2 a Bologna, Milano) per un totale di 30 praticanti.