Il Villaggio olimpico e quel fondamentale contributo dell'Esercito Italiano

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Quando Roma si prepara a ospitare i XVII Giochi Olimpici e contemporaneamente anche la prima edizione dei Giochi Paralimpici, agli organizzatori si pone la questione di dove e come realizzare il Villaggio Olimpico, il cuore pulsante dei Giochi. E’ li che gli atleti - insieme ai loro staff - preparano le gare, festeggiano le vittorie e vivono un’esperienza incredibile che ricorderanno per sempre come momento di condivisione e gioia assoluta. Un luogo fondamentale nello sviluppo della macchina organizzativa.

La scelta ricade sull’area dell’ex Campo Parioli, lungo le rive del Fiume Tevere nella zona nord della capitale, poco distante da quella Villa Glori teatro di pagine memorabili del Risorgimento Italiano. In questo luogo, infatti, aveva trovato la morte il patriota italiano Enrico Cairoli nel tentativo di liberare Roma dalle truppe pontificie. Questo succedeva nel 1867. Negli anni Cinquanta del secolo scorso, la zona è popolata di baracche, rifugi di fortuna e vecchi camion adibiti a case. Sono gli sfollati delle battaglie di Anzio e Cassino. Per loro il calvario non ha fine, perché dopo essere sfuggiti agli orrori della Seconda Guerra Mondiale sono costretti a lasciare anche i loro insediamenti romani.

I lavori per la creazione del Villaggio Olimpico iniziano nel 1958 e terminano nel 1959. Il costo, alla fine, sarà di 6 miliardi di lire. L’opera è affidata agli architetti romani Vittorio Cafiero, Luigi Moretti e Vincenzo Monaco, ad Amedeo Luccichenti, originario di Isola Liri e al trentino di Villa Lagarina Adalberto Libera, cinque tra i più illustri architetti italiani dell’epoca.

Il finanziamento per la realizzazione dell’opera arriva dall’INCIS, l’Istituto Nazionale per le Case agli Impiegati dello Stato, dal CONI e dal comune di Roma. La struttura è progettata non solo per ospitare ottomila persone tra atleti, tecnici, membri dello staff, giornalisti ma anche, in seguito, per alloggiare 1500 famiglie.

I palazzi sono costruiti con un’altezza variabile da due a cinque piani. Proprio l’altezza sarà uno dei problemi per gli organizzatori dei Giochi Paralimpici. Il Villaggio Olimpico, infatti, non tiene conto della difficoltà di movimento degli atleti in carrozzina. Il problema viene allora risolto con l’intervento dei militari dell’Esercito Italiano, incaricati del trasporto dei circa 400 atleti in carrozzina che partecipano ai Giochi.

Dal 1960 a oggi, le strade del quartiere sono dedicate a quell’edizione dei Giochi, ad alcuni dei più grandi atleti olimpici della storia, alle discipline in programma in quell’edizione e ad alcune delle Nazioni che presero parte a quell’evento.

Un luogo magico dove, sessant’anni fa, venne scritta una delle più belle pagine dello sport italiano.