L'incontro con Giovanni XXIII del movimento paralimpico, il primo di una lunga serie

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La prima, storica edizione dei Giochi Paralimpici a Roma nel 1960 non potè non toccare l’attenzione e la sensibilità dell’allora Santo Padre Giovanni XXIII. Anche in questa occasione Egli volle portare la sua dottrina fatta di contatto diretto con tutti, di presenza, di guida indiscutibilmente riconosciutagli negli anni del suo Pontificato.

I partecipanti, atleti ed accompagnatori, vennero ricevuti in udienza da Papa Giovanni XXIII nel cortile della Chiesa di San Damaso.

La cronaca dell’epoca ci racconta come il Pontefice rivolse parole paterne di conforto ed incitamento, con particolare rilievo al passaggio in cui Giovanni XXIII: “Diletti figli Voi avete dato un grande esempio che noi amiamo rilevare perché può essere utile a tutti. Avete mostrato quello che può realizzare un'anima energica, malgrado gli ostacoli in apparenza insormontabili che il corpo gli oppone. Lungi dal lasciarvi abbattere dalla prova, voi la dominate”.

Fu un passaggio storico quello compiuto allora del Santo Padre, un’udienza che tuttavia non rimase episodio confinato ai Giochi Paralimpici di Roma 1960.

Anni dopo, era il 2014, Papa Francesco incontrò il mondo paralimpico in occasione delle celebrazioni di “Believe to be Alive”. Nella sala Nervi il mondo sportivo paralimpico si riunì al cospetto di Sua Santità che, con quell’evento, volle dare tangibile testimonianza di come lo sviluppo, la promozione e la diffusione dello sport paralimpico fosse espressione di gioia, volontà, voglia di andare avanti, di pienezza della vita; il paralimpismo rappresentava il messaggio più intenso del suo pontificato che considera la vita come gioia, per capire, cambiare e migliorare.

“La disabilità per mezzo della pratica sportiva si trasforma in un messaggio di incoraggiamento per tutti coloro che vivono situazioni analoghe, e diventa un invito ad impegnare tutte le energie per fare cose belle insieme, superando le barriere che possiamo incontrare intorno a noi, e prima di tutto quelle che ci sono dentro di noi”, disse il Pontefice in quell’occasione, emozionando la Sala gremita.

 Anche grazie a quelle parole nacque l’idea di realizzare - in occasione delle Paralimpiadi del 2016 - Casa Italia all’interno di una parrocchia a Rio de Janeiro. Il Comitato Italiano Paralimpico pensò a questo progetto proprio per portare sostegno e un barlume di speranza in una comunità bisognosa, lasciando in eredità anche un campo di calcio per i bambini poveri, che ripagarono gli sforzi con il sorriso, una delle medaglie più preziose che ancora oggi il CIP annovera tra i suoi successi.

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Il rapporto con la Santa Sede è proseguito anche negli ultimi mesi quando, in un mondo falcidiato dall’epidemia di Covid 19, gli atleti paralimpici al pari di altri personaggi del mondo sportivo e hanno destinato all’asta alcuni dei loro oggetti più preziosi nella campagna “We Run Together”, una raccolta fondi per la lotta alla pandemia e a sostegno degli ospedali di Bergamo e Brescia.

Il pensiero dell’attuale Pontefice, espresso sapientemente nel libro “Mettersi in gioco. Pensieri sullo sport” evidenzia l’attuale impegno e l’attenzione che Papa Francesco ha dedicato allo sport come strumento di coesione sociale e di dialogo fra i popoli e gli individui, lo stesso pensiero che sessant’anni prima aveva ispirato anni prima Sir Ludwig Guttmann e Antonio Maglio. il Santo Padre inserisce tra i “pilastri fondamentali [per la formazione dei] bambini, ragazzi e giovani” “l’educazione – scolastica e familiare -  lo sport e il lavoro”; “Lo sport è come linguaggio universale che supera le differenze culturali, sociali, religiose e fisiche, e riesce a unire le persone, rendendole partecipi dello stesso gioco e protagoniste insieme di vittorie e sconfitte”.

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Quella di Roma 1960 fu la prima, grandissima vittoria del movimento paralimpico internazionale, una vittoria conseguita grazie ad una felice intuizione ma anche grazie al contributo a quanti riuscirono a trasformare una semplice idea in una splendida realtà.