Tra Bielorussia e CIP Sardegna le premesse sono significative

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La prima parte del giro esplorativo si è consumata in piena sintonia e con tante aspettative nel carniere. CIP Sardegna e Bielorussia non solo si guardano negli occhi con sincerità ed empatia, ma credono fortemente nello sviluppo graduale di un processo che porti ad una partnership con alla base un interscambio totale tra i disabili sportivi dell’isola e quelli della Belarus.

Riunione nella sede CIP di via Grosseto a CagliariRiunione nella sede CIP di via Grosseto a Cagliari

E’ bastato un tour di cinque giorni in varie realtà dell’isola per avere un quadro generale del movimento paralimpico isolano da parte della delegazione facente parte del Dipartimento Sport dell’Amministrazione Regionale di Minsk, la più importante area territoriale dell’ex stato sovietico. Guidata dal console onorario bielorusso in Sardegna Giuseppe Carboni, era composta da Svetlana Golovataia, Traukina Katsiaryna, Yadchanka Katsiaryna e Yaraslau Papovich.

A fare gli onori di casa la presidente del CIP Sardegna Cristina Sanna, il vice presidente vicario Paolo Poddighe e il vice presidente Simone Carrucciu.

Oltre ad aver visitato la sede ufficiale di via Grosseto, gli ospiti hanno potuto apprendere interessanti nozioni nel nuovissimo impianto della Sa.Spo che presto sarà inaugurato a Selargius. Dotato di tutte le attrezzature necessarie per una preparazione idonea, la prima società sarda che prese a cuore le necessità degli sportivi disabili può contare su un staff tecnico molto preparato. Ai visitatori sono state illustrate le potenzialità del club paralimpico campidanese e le motivazioni per cui tanti tesserati abbiano trovato in esso una valida e arricchente valvola di crescita non solo agonistica.

Incursione negli uffici SaIncursione negli uffici Sa.Spo.

Non avendo alcun sbocco sul mare la Bielorussia può basare la sua attività sportiva acquatica sui laghi. E non è un caso che i quattro visitatori si siano innamorati a prima vista del lavoro svolto dall’Associazione Associazione Sportiva Dilettantistica Veliamoci di Oristano. Nel lido di Torregrande la presidente Maria Cristina Atzori ha mostrato le particolari imbarcazioni utilizzate dai velisti disabili per affinare la loro preparazione tecnico – tattica e tutte le altre potenzialità create al fine di venire incontro a tutte le esigenze dei tesserati alla FIV (Federazione Italiana Vela) che vanno a provare in quello specchio d’acqua.

Massima soddisfazione dopo lincursione a Torregrande presso lAssociazione VeliamociMassima soddisfazione dopo lincursione a Torregrande presso lAssociazione Veliamoci

La provincia di Oristano accoglie anche la prima realtà nella disciplina del Tennistavolo che ha operato con gli atleti paralimpici. E i protagonisti del tour non hanno disdegnato una visita nella palestra Comunale gestita dal Tennistavolo Norbello, club pongistico che da anni staziona nelle alte sfere nazionali, maschili e femminili (sezione olimpica e paralimpica). Simone Carrucciu, che è presidente sia del club guilcerino, sia della FITeT (Federazione Italiana Tennistavolo), ha spiegato come anche in una realtà di poche anime, situata al centro di un’isola, si possa osare con profitto.

La palestra del Tennistavolo Norbello è conosciuta in Italia e nel mondoLa palestra del Tennistavolo Norbello è conosciuta in Italia e nel mondo

Non sono mancate le parentesi culturali e gastronomiche con visite guidate nei paradisi marini e dell’entroterra che l’alto e il basso oristanese è capace di offrire ai visitatori.

Il tutto è poi culminato con l’incontro avvenuto presso il Servizio rapporti internazionali e con l'Unione europea, nazionali e regionali della Regione Sardegna. Negli uffici di viale Trento a Cagliari la rappresentanza bielorussa e la presidente Cristina Sanna sono state accolte dalla direttrice Giovanna Medde e dal suo staff.

Hanno partecipato anche Donatella Rita Petretto (Delegato del Rettore dell’Università di Cagliari in materia di integrazione sociale e diritti delle persone con disabilità) e Giampiero Tarrogu dell’Associazione Medicina Sociale.

Anche in questo caso sono state poste delle accattivanti premesse per attivare una solida collaborazione sportiva paralimpica che rientrerebbe nei già solidi rapporti intercorrenti ormai da un trentennio tra Sardegna e Bielorussia grazie al Progetto Chernobyl.

Foto di rito allufficio relazioni internazionali della Regione SardegnaFoto di rito allufficio relazioni internazionali della Regione Sardegna

La “restituzione della visita” da parte dell’entourage sardo avverrà molto probabilmente tra Gennaio Febbraio, stagione clou da quelle parti per gli sport invernali.

La presidente del CIP isolano Cristina Sanna, riepilogando la splendida esperienza, ha subito colto un aspetto molto importante: “Lo sport è alla base della cultura bielorussa – ha evidenziato - e l’educazione fisica insegnata durante le ore scolastiche riveste un ruolo fondamentale. Ho anche capito che lo sport paralimpico necessita di una diffusione più capillare. E proprio sull’argomento li ho visti molto recettivi e attenti nell’assimilare le informazioni che potrebbero essere utili per farlo decollare. Ho notato come la pratica della vela paralimpica li abbia completamente rapiti e sono sicuro che faranno il possibile per farla attecchire anche da loro. Nelle prossime settimane programmeremo il viaggio a Minsk, dove avremo un’idea più approfondita di come funziona il loro sistema sportivo: ci sarà un ulteriore e reciproco scambio di informazioni. Sono felice di questa esperienza perché posso dire apertamente di aver instaurato delle nuove amicizie perché i nostri interlocutori oltre che seri professionisti si sono mostrati molto affabili e di compagnia durante le ore di lavoro trascorse con loro. Un grazie particolare lo rivolgo al console Giuseppe Carboni, che da una semplice intermediazione fa germogliare solidi rapporti umani. E poi non sono stati da meno i miei compagni di missione Paolo Poddighe e Simone Carrucciu abili nel dare un contributo decisivo alla buona riuscita della visita”.

La presidente CIP Sardegna Cristina SannaLa presidente CIP Sardegna Cristina Sanna

Entusiasta anche il vice presidente vicario Paolo Poddighe: “Dall’amicizia pluriennale con Giuseppe Carboni è nata questa idea che non ha mai trovato ostacoli nella sua immediata attuazione. Ringrazio i nostri ospiti per aver apprezzato entusiasticamente la programmazione delle giornate a loro dedicate. Sono sicuro che in Bielorussia saremo accolti a braccia aperte. Credo molto in un progetto vincente che approcci il nostro sistema paralimpico al loro: essendo ancora in stato embrionale hanno tutte le carte in regola per espanderlo alla perfezione, visto che questa nazione rappresenta un’eccellenza nel campo dell’istruzione e della sani

Interviene anche il vice presidente Simone Carrucciu: “Dà sempre tanta soddisfazione riscontrare un consenso così spontaneo da parte di chi sta osservando con attenzione le potenzialità altrui. Sento che con la Bielorussia si possa continuare ad avere degli eccellenti rapporti anche in chiave paralimpica: entrambe le delegazioni hanno mostrato di avere a cuore il consolidamento delle intese, non ci resta che studiare a tavolino e mettere a frutto le comuni sinergie. Ringrazio di cuore gli amici bielorussi per l’affetto che non ci hanno mai fatto mancare, i miei colleghi del CIP Sardegna, i dirigenti del Tennistavolo Norbello e gli operatori turistici del Barigadu - Guilcier che si sono offerti con slancio nel favorire la conoscenza del territorio sotto l’aspetto gastronomico e artistico”.

Simone Carrucciu e Cristina SannaSimone Carrucciu e Cristina Sanna

LA SARDEGNA PARALIMPICA VISTA DAI BIELORUSSI. PARLA GIUSEPPE CARBONI

Da tempi remoti la sua vita si snoda su un binario lungo tremila chilometri. Così tanta è infatti la distanza tra Sardegna e Bielorussia. Giuseppe Carboni è un figlio di Cagliari, in comproprietà con l’ex stato dell’Unione Sovietica dove ha studiato per tanti anni trovando moglie e altri tre passaporti bielorussi avvenuti con la nascita dei figli: una vera e propria famiglia bielosarda.

Simone Carrucciu Giuseppe Carboni e Paolo PoddigheSimone Carrucciu Giuseppe Carboni e Paolo Poddighe

Riveste il ruolo di console onorario dal 2007, ma per svariati anni è stato presidente dell’Associazione Cittadini del Mondo Sardegna Bielorussia, nota nell’isola per aver dato continuità al progetto che ha visto tante famiglie sarde legate da un vincolo verace di solidarietà con i bambini di Chernobyl e dintorni, vittime inconsapevoli del disastro ambientale avvenuto nell’aprile del 1986. E poi ha diretto l’Associazione di amicizia con la Bielorussia “Sardegna Belarus”.

Nei giorni scorsi ha potuto apprezzare le potenzialità di una Sardegna paralimpica a lui completamente sconosciuta con l’ ulteriore enfasi per una proficua escalation del rapporto conoscitivo tra le due realtà territoriali.

In casa SaIn casa Sa.Spo.

Non era mai stata approfondita prima la materia paralimpica tra Sardegna e Bielorussia

Verissimo. Nonostante i rapporti tra le due realtà siano molto forti. Partono dall’accoglienza dei bambini bielorussi per poi investire altre forme di cooperazione nell’istruzione e nelle tematiche scientifiche.

In Bielorussia abbiamo scoperto che lo stato presta molta attenzione alla formazione sportiva dei cittadini

Cristina Sanna e delegazione al seguito lo constateranno nel 2020, quando visioneranno determinate realtà, legate soprattutto agli sport invernali. Avranno un quadro più nitido quando verranno accolti al Ministero dello Sport bielorusso e all’annesso settore paralimpico.

Quali sensazioni ha generato in voi questa visita?

Tengo molto a mettere in evidenza come questo avvio di collaborazione sia molto interessante e ricco di prospettive anche perché si allaccia ad un’altra attività già intrapresa: l’istruzione inclusiva. Il paralimpismo ne può fare piena parte assieme a tutto ciò che negli anni è stato sviluppato perché il coinvolgere più persone disabili nel mondo sportivo è il caposaldo del CI

L’intesa sembra perfetta

Ho trovato subito piena disponibilità nell’elaborazione di progetti comuni che prendano come riferimento lo studio approfondito della diffusione dello sport paralimpico in Italia e Bielorussia. Inevitabilmente si abbraccerebbero anche altri aspetti come quelli sociali e culturali.

Tra il dire e il fare però..

Siamo in una fase di primo approccio, mediteremo a fondo sul come strutturarla finanziariamente, soprattutto per quanto concerne l’eventuale trasporto dei mezzi e dei volontari. Problemi che comunque non ci scoraggiano perché prima si deve coltivare l’idea, poi è più semplice darle forma e sostanza.

Tornando al tour isolano?

Siamo tutti in estasi per il calore e l’accoglienza ricevuta dal CIP Sardegna. Il fattore umano non è secondario in questo tipo di attività. Quando nasce un’empatia personale è anche più facile pensare alle attività in comune cui si aggiunge il piacere di restare insieme. Da parte dei padroni di casa c’è stata una disponibilità massima fatta con vero affetto che rappresenta un valore aggiunto in grado di dare seguito all’intesa con serenità e determinazione.

In battello sul lago OmodeoIn battello sul lago Omodeo

Quali ricordi affiorano in particolar modo?

Non si riscontra semplicemente l’alta professionalità nel gestire le strutture visitate, ma si denota anche tanta passione, associata alla consapevolezza che non ci si limiti ad un’attività meramente ludico-sportiva. Ho notato semmai tanta volontà nell’applicare i principi di uguaglianza e pari opportunità affinché certe pratiche siano riservate a tutti.

A Torregrande avete sgranato gli occhi

La struttura gestita dall’Associazione Veliamoci non rappresenta semplicemente un’eccellenza sarda ma immagino anche di livello nazionale. Abbiamo inoltre appurato che in Bielorussia, nonostante la presenza di tanti bacini lacustri dove si praticano sport simili, quelli legati al settore paralimpico non sono ancora decollati.

Da qui l’idea di pensare ad una attività di divulgazione che coinvolga proprio la società di Maria Cristina Atzori.

Ma siete entrati in contatto anche con altre società..

Valide indicazioni sono emerse dopo l’incontro avuto con i dirigenti della Sa.Spo. Sono del parere che l’interazione diretta tra specialisti della materia può portare ad un miglioramento e ad una conoscenza reciproca che sfoci in idee concrete.

A Norbello ci siamo stupiti per una realtà che riesce a svolgere attività a livello nazionale in un territorio con pochissimi abitanti. Questo significa che dietro, oltre alla grande passione, c’è anche tanta competenza.

Da un’escursione in battello sul Lago Omodeo sono affiorati ulteriori pensieri..

I laghi sardi rappresentano una grande risorsa per gli sport acquatici, e potrebbero essere un punto di riferimento per gli atleti dell’est europeo che a casa loro, nella stagione invernale, si ritrovano con gli specchi d’acqua completamente ghiacciati e quindi impraticabili: penso in particolar modo alle discipline veliche o al canottaggio.

Un’ipotesi molto interessante..

Attualmente ripiegano su Spagna e Portogallo ma la Sardegna non sarebbe da meno per il potenziale che si ritrova. E i rapporti speciali già esistenti tra Sardegna e Bielorussia su diversi campi, potrebbero favorire anche questa corsia agonistica. Vedere delle nazionali allenarsi nell’isola può essere un’opzione importante nel miglioramento della conoscenza tecnica. Senza dimenticare il volano economico incentrato sulla destagionalizzazione dei flussi in una regione che grazie al suo clima può incentivare altri tipi di turismo. Come quello sportivo paralimpico.

Ammirati anche i capolavori architettonici del comune di NorbelloAmmirati anche i capolavori architettonici del comune di Norbello

Sono tanti i punti in comune tra Sardegna e Bielorussia?

Nonostante siano parecchio distanti, vedo tante similitudini, sia caratteriali, sia culturali. Ciò rende più facile il mio lavoro anche per lo slancio di generosità che il popolo sardo ha perpetrato nell’ultimo trentennio. Esiste un humus di conoscenza dal basso che rende tutto più facile: tanti bielorussi conoscono la Sardegna e lo stesso vale per i sardi nei loro confronti. A queste condizioni la strada è in discesa anche sotto il profilo umano.

 

Infine un classico esempio di integrazione paralimpica in Sardegna

Nella squadra femminile di basket in carrozzina del BADS Quartu milita una ragazza bielorussa, ViKtorya Shablova che da bambina aveva conosciuto l’isola attraverso il progetto Chernobyl. In seguito è stata vittima di un incidente stradale che l’ha resa completamente invalida. Dalla Sardegna si è messa in moto una grande catena di solidarietà che ha coinvolto istituzioni, famiglie, arrivando al punto che la ragazza è stata presa in cura dall’unità spinale unipolare di Cagliari. Un anno di degenza l’ha completamente trasformata; ora può condurre una vita normale in carrozzina.

Esempio concreto di quando la solidarietà si realizza con i fatti.