Triathlon

Triathlon

A febbraio 2011 il Comitato Italiano Paralimpico (CIP) ha riconosciuto il triathlon come Disciplina Sportiva Associata, delegando alla Federazione Italiana Triathlon tutte le attività inerenti allo sviluppo e la promozione del Paratriathlon in Italia e lo sviluppo del Programma Paralimpico in vista dell'esordio della disciplina ai Giochi Paralimpici di Rio 2016. A luglio 2016, poi, il CIP ha riconosciuto la FITRI quale Federazione Sportiva Paralimpica.

Il triathlon è sport inclusivo per eccellenza: atleti disabili e normodotati gareggiano insieme e sugli stessi percorsi. Le regole del paratriathlon sono un adattamento delle regole del triathlon alle differenti tipologie di abilità. La conseguenza è la valorizzazione delle capacità individuali.

Le tre prove di nuoto, ciclismo e corsa senza interruzione sono rispettivamente di 1500 metri, 40 e 10 chilometri. Le gare paralimpiche si svolgono sulla distanza 'sprint', che è la metà della distanza olimpica: 750 metri di nuoto, 20 e 5 chilometri di ciclismo e corsa. Uomini e donne competono separatamente e ci sono classificazioni diverse.

Gli atleti competono in sei classi in base alla natura e all'entità della loro diversa abilità. Nella classe da seduti (PTWC), gli atleti utilizzano una handbike per l'elemento ciclistico della competizione e una sedia a rotelle per l'elemento di corsa. Nelle classi in piedi (PTS2-5), possono utilizzare dispositivi di assistenza, come protesi alle gambe, e sono consentite anche le modifiche alla bicicletta. Nella classe di disabilità visiva (PTVI), gli atleti sono assistiti da una guida dello stesso sesso durante tutta la competizione.

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