
Il Comitato Italiano Paralimpico è stato tra i protagonisti del prestigioso convegno "Enti e impianti sportivi, tra il Codice degli Appalti e del Terzo settore", svoltosi questo pomeriggio presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, al Senato della Repubblica. L'incontro, promosso dal Senatore Raffaele Speranzon e organizzato da OPES in collaborazione con l'ANAC , ha riunito i vertici delle istituzioni politiche, accademiche e sportive nazionali per fare chiarezza sul delicato quadro normativo che regola l'affidamento e la gestione delle strutture dedicate allo sport.
Ad aprire i lavori, portando la voce e le istanze del mondo paralimpico, è stato il Presidente del CIP, Marco Giunio De Sanctis. Nel suo intervento, il Presidente ha espresso una netta e lucida analisi sullo stato dell'arte del sistema sportivo italiano, ponendo l'accento sulle criticità storiche e strutturali che ne frenano il pieno sviluppo.
"La frammentazione delle competenze nel nostro Paese genera spesso confusione; ci troviamo in un mondo particolare dove troppi enti differenti si occupano della stessa materia, senza una visione d'insieme condivisa. Oggi il 70% degli impianti sportivi è pubblico, mentre la quasi totalità dei soggetti che si occupano di sport è privata. Per mettere davvero a reddito queste strutture servirebbero la proprietà delle stesse e competenze di gestione mirate."
Il focus del Presidente si è poi spostato sull'emergenza, drammaticamente attuale, dello stato delle strutture esistenti e, in particolare, sul tema cardine dell'accessibilità:
"Ci troviamo di fronte a impianti che presentano ancora criticità enormi, persino la presenza di eternit: dove si trovano i fondi necessari per metterli a norma? Ma il dato più allarmante per il nostro movimento è che la stragrande maggioranza degli impianti preesistenti è totalmente inaccessibile. In questo scenario, per il CIP è estremamente difficile portare avanti la propria attività sul territorio. Abbiamo un numero limitato di praticanti anche perché mancano i luoghi in cui fare sport, e troppo spesso l'attività paralimpica si trova in contrasto o in subordine rispetto allo sport dei normodotati."
De Sanctis ha quindi evidenziato la scarsa sostenibilità economica per le società che gestiscono le strutture attraverso concessioni pubbliche, portando ad esempio le difficoltà del Centro di Preparazione Paralimpica (CPP) di Roma, che dal 2006 non ha avuto ancora termine e che registra un disavanzo quasi 2 milioni di euro ultimamente ridotto a 1,5. Un disavanzo che con la nuova governance e l’avvio per la conclusione dei lavori che porterà alla creazione di un palazzetto dello sport, un palazzetto delle federazioni e una foresteria con annessa area fisioterapica, punta a invertire la tendenza, ma non senza difficoltà. Da qui, il forte appello finale rivolto alle istituzioni:
"Il CIP ha il potenziale e la missione di far praticare sport a oltre un milione e mezzo di persone con disabilità, ma per raggiungere questo obiettivo le cose devono cambiare radicalmente. Serve una politica sportiva diversa e coraggiosa per le società del territorio. È necessario un intervento serio del Governo che risolva il problema dell'impiantistica alla radice: dobbiamo fare tutti un passo in avanti, andando anche oltre i perimetri normativi tracciati dal Codice degli Appalti e dal Codice del Terzo Settore."
L'evento, moderato da Katia Arrighi e introdotto dal Presidente Nazionale di OPES Juri Morico , ha visto anche, tra gli altri, gli interventi del Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci, del Sottosegretario Claudio Barbaro, del Presidente della FIGC Giovanni Malagò , insieme a numerosi magistrati, docenti ed esperti del settore sportivo e amministrativo.