Casa Paralimpica Italiana - Farsettiarte Cortina: Italia in gioco

In occasione dei Giochi, Casa Paralimpica Italiana in Farsettiarte a Cortina d’Ampezzo presenta un percorso espositivo che intreccia arte contemporanea e visione sociale nel segno del...

Casa Paralimpica Italiana - Farsettiarte Cortina: Italia in gioco

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A Cortina d’Ampezzo, teatro di gran parte delle discipline sportive e della cerimonia di chiusura, si è convenuto di allestire Casa Paralimpica Italiana nella stessa sede che ha ospitato Casa Italia olimpica: Farsettiarte. Una scelta non casuale che risponde alla volontà di porre sullo stesso piano sport olimpico e paralimpico. Inoltre la Galleria, con la sua vocazione culturale, rappresenta il luogo ideale per far dialogare arte, sport e società.

Il progetto si configura come un percorso in cui sport, arte, tecnologia e partecipazione collettiva convergono in un racconto unitario. “Italia in Gioco” è una dichiarazione di identità. L’Italia si mette in gioco come Paese ospitante, come sistema culturale e come comunità inclusiva, trasformando il gioco in metafora educativa, sociale e progettuale.

“All’interno di questo ambiente, la selezione curata da Farsettiarte di opere di maestri dell’astrazione italiana del secondo Novecento diventa parte attiva della narrazione, dialogando in modo coerente con i valori paralimpici di inclusione, trasformazione e unicità. Questa selezione non rappresenta soltanto un omaggio all’eccellenza dell’arte italiana, ma diventa parte integrante del “gioco” concettuale di Casa Paralimpica. Le opere dialogano con i ritratti tangram degli atleti, con le installazioni interattive, con il Muro delle Emozioni e con le esperienze immersive in realtà virtuale, contribuendo a costruire un mosaico vivo di storie, identità e visioni” - spiega Stefano Farsetti.

L’astrazione, con la sua capacità di trasformare segni, superfici e colori in emozioni condivise, diventa linguaggio universale, accessibile e inclusivo.

Tancredi Parmeggiani in Luci di Venezia parla della città dove ha studiato e vissuto fino alla morte. È a Venezia che egli scopre la luce e matura il suo linguaggio informale, che si pone in contatto diretto con gli esempi dell’Espressionismo astratto americano. Luci di Venezia vibra di energia segnica e luminosa. Le sue traiettorie dinamiche evocano movimento e libertà, trasformando la superficie in uno spazio pulsante.

Piero Dorazio, maestro dell’Astrattismo italiano del secondo dopoguerra, in Rondò I e Rosa–rosae–rosa, costruisce reti di linee e bande cromatiche che si intrecciano in una vibrazione continua. L’occhio è sensibilizzato al contrasto, e a distinguere variazioni di luminosità e saturazione. L’opera sembra mutare al variare della distanza da cui la si guarda, dell’inclinazione, della luce ambientale. Le sue linee sono metafora visiva di connessione e relazione: ogni colore esiste grazie all’altro, come in una comunità inclusiva dove la differenza genera ricchezza.

Agostino Bonalumi, con Rosso (1976), supera la bidimensionalità attraverso l’estroflessione della tela. La superficie si fa corpo, presenza, tensione. L’opera diventa esperienza fisica, invitando lo spettatore a percepire lo spazio oltre l’apparenza: un richiamo diretto alla ridefinizione dei concetti di forma, abilità e percezione. Bonalumi non si limita a dipingere la tela: la modella dall’interno, vi inserisce strutture per creare rilievi, curvature e tensioni. L’opera è oggetto reale, non finestra illusionistica. È una riflessione sul confine tra pittura, scultura e architettura.

Per Enrico Castellani la pittura non deve rappresentare qualcosa ma esistere come soggetto autonomo e reale. Nelle sue Superfici bianche il colore è neutro, assoluto, uno spazio potenzialmente infinito. Porta all’estremo la sparizione dell’immagine, sentita come inevitabile, decide di eliminare dall’opera ogni traccia di autobiografia, di emotività, non proponendo catarsi, ma definendo lo spazio artistico come circoscritto, distante dal mondo, obbediente solo alle sue regole interne, senza niente da raccontare. La ripetizione ritmica genera un campo visivo in continua trasformazione, dove la differenza minima diventa valore assoluto.

Achille Perilli, in Il ciclo aereo (1990), propone una geometria dinamica e aperta, dove le forme sembrano fluttuare in uno spazio senza gravità. A differenza di un’astrazione fredda e rigidamente razionale, quella di Perilli è dinamica, instabile. Le sue tele danno l’idea di un sistema in movimento, come un meccanismo che si sta montando o smontando davanti ai nostri occhi. Un’immagine potente del superamento dei confini e della libertà di movimento, simbolicamente affine alla dimensione dello sport come conquista e possibilità.

"Casa Paralimpica a Cortina non è solo un punto di accoglienza, ma un manifesto culturale che, attraverso il concept 'Italia in Gioco', celebra l'eccellenza e il superamento del limite. Scegliere la Galleria Farsettiarte, la stessa sede di Casa Italia Olimpica, sottolinea la nostra volontà di porre lo sport olimpico e paralimpico sullo stesso identico piano. In questo spazio, le opere dei maestri dell’astrazione italiana dialogano con le storie dei nostri atleti: come in una tela di Bonalumi o Dorazio, dove la forma si modella e la differenza genera ricchezza, così il movimento paralimpico trasforma la percezione della disabilità in una narrazione universale di talento e inclusione. È un invito a guardare oltre l'apparenza, per scoprire che ogni sfida è, innanzitutto, una straordinaria opportunità di partecipazione collettiva". Così il Presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Marco Giunio De Sanctis.

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