INTERVISTA - Elena Albanese: la scherma come percorso di vita: oltre la pedana, dentro me stessa

Elena Albanese, 28 anni, schermitrice della cividalese Accademia Schermistica “Fiore dei Liberi" si racconta

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Come hai iniziato a praticare scherma?

Il mio percorso sportivo non è iniziato con una spada in mano, ma in acqua: da bambina ho praticato nuoto a livello riabilitativo, per poi passare all’agonismo. È stato il mio primo modo di conoscere il corpo, i suoi limiti e le sue possibilità. Dopo una pausa, la mia strada ha incrociato la scherma, e da lì è iniziato qualcosa di molto più profondo di una semplice attività sportiva.

Cos'è per te tale disciplina?

La scherma mi ha affascinata fin da subito perché non è solo movimento, forza o velocità. È strategia, disciplina, pazienza. È un’arte che insegna la diplomazia del gesto, l’inganno intelligente, la capacità di leggere l’altro prima ancora di colpirlo. A differenza di sport più istintivi, qui serve una mente lucida, presente, capace di aspettare il momento giusto. Ogni stoccata è una scelta, non un impulso.

Quali peculiarità deve avere una schermetrice?

Allenarsi nella scherma significa lavorare su se stessi ogni giorno. Costanza, impegno, sacrificio: parole che diventano concrete quando devi incastrare allenamenti, vita quotidiana e responsabilità personali. Ma soprattutto significa imparare ad avere rispetto e amore per se stessi, accettando i giorni in cui il fisico non risponde come vorresti e trasformandoli comunque in occasioni di crescita.

Cosa insegna la scherma?

Con il tempo sono diventata un’atleta di interesse nazionale. Un traguardo importante, che mi ha insegnato a dare il meglio di me in ogni contesto, in ogni sfida, anche — e soprattutto — nei momenti più difficili. Perché lo sport, quando è vissuto davvero, ti insegna a non smettere di cercare la motivazione nemmeno quando tutto sembra più buio.

La scherma è uno strumento di scoperta continua. Ti mette costantemente in discussione, ti obbliga a guardarti dentro, a crescere come atleta e come persona. È un percorso che non finisce con una medaglia o con una gara, ma che ti accompagna ogni giorno, anche fuori dalla pedana.

Per me, la scherma è questo: un luogo in cui corpo e mente dialogano, in cui le difficoltà diventano opportunità, e in cui ogni assalto è, prima di tutto, un confronto sincero con me

L'impegno.

Domenica 1 febbraio mi trovavo a Manzano, impegnata in una gara regionale integrata. Non ero nella mia migliore condizione fisica, e questo fa parte del gioco. Eppure, globalmente, sono soddisfatta della mia prestazione. Ho dato tutto quello che avevo, compatibilmente con il mio stato fisico e mentale. Ed è questa, per me, la vera vittoria: sapere di essermi espressa al meglio possibile in quel preciso momento della mia vita.

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