Lucia Capovilla, dall'oro di Innsbruck a Los Angeles: “I limiti sono dentro di noi”

Secondo appuntamento di "Riflettori - Road to Los Angeles 2028". L'atleta delle Fiamme Oro ripercorre il cammino che l'ha portata a diventare una delle protagoniste del paraclimbing italiano, tra...

Lucia Capovilla, dall'oro di Innsbruck a Los Angeles: “I limiti sono de...

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Secondo appuntamento con "Riflettori – Road to Los Angeles 2028", la rubrica del Comitato Italiano Paralimpico dedicata alle storie delle atlete e degli atleti che inseguono il sogno dei Giochi Paralimpici. Protagonista di questa puntata è Lucia Capovilla, campionessa del paraclimbing e fresca medaglia d'oro nella categoria AU2 al World Climbing Para Series di Innsbruck. Per l’atleta paralimpica delle Fiamme Oro, l'arrampicata rappresenta molto più di una disciplina sportiva: è un modo di vivere, di conoscersi e di superare ostacoli che spesso esistono prima nella mente che sulla parete. La sua storia con l'arrampicata è iniziata quasi per caso, oltre dieci anni fa.

PRIMA VETTA - “Alcuni amici andavano in palestra e ho voluto provare con loro. La prima volta che sono arrivata in alto è stato abbastanza facile, però poi guardando giù ho detto: ‘Adesso come scendo?’. È stato emozionante. Ancora più forte è stato quando ho raggiunto la mia prima vera vetta in montagna. La sensazione di essere piccoli in questo mondo così enorme è bellissima”. 

FIAMME ORO - Oggi Capovilla è una delle protagoniste del movimento paralimpico italiano e una delle prime atlete paralimpiche entrate a far parte delle Fiamme Oro, il gruppo sportivo della Polizia di Stato. Un passaggio che ha segnato una svolta importante per tutto il movimento, aprendo nuove opportunità agli atleti paralimpici e riconoscendo il loro percorso sportivo al pari di quello degli atleti olimpici. La stessa Lucia ne sottolinea il valore con semplicità: “Grazie alle Fiamme Oro adesso posso essere un'atleta professionista”. Un'affermazione che racconta quanto il sostegno dei gruppi sportivi dello Stato possa incidere concretamente sulla crescita di una carriera agonistica e, più in generale, sullo sviluppo dello sport paralimpico italiano.

CONSAPEVOLEZZA - Dietro i risultati internazionali c'è però un percorso personale profondo, segnato dall'accettazione della propria disabilità e dalla ricerca di una nuova consapevolezza. “Da piccola ho vissuto molto il confronto con gli altri ragazzi e ragazze. Il grande cambiamento è arrivato quando ho deciso di togliermi la protesi e iniziare a mostrarmi per quella che ero, accogliendo il mio corpo. Non è stato facile, ma quello che mi ha aiutato di più è stato cambiare il modo di parlare a me stessa”.

PASSO ALLA VOLTA - Un processo che l'ha portata a sviluppare una filosofia di vita semplice ma potente. “Piuttosto che dire ‘non ce la faccio’, provo a dirmi: facciamo un passo alla volta. Proviamo oggi a fare questa cosa. Restare nel presente, senza andare troppo nel futuro che spaventa”. Un approccio che ritrova anche nei momenti più difficili, quando la motivazione sembra venire meno. “Molte volte mi accorgo che la mancanza di motivazione deriva dalla stanchezza o dall'essere troppo rigida con me stessa. Mi aiuta scrivere, mettere ordine nei pensieri. E poi concedersi una pausa. La parte mentale è importante quanto quella fisica: non bisogna sempre spingere al massimo. A volte serve fermarsi per ritrovare il fuoco dentro”.

SCELTE CORAGGIOSE - Prima di diventare atleta professionista, Lucia ha lavorato per anni come infermiera. Una professione che continua a sentire profondamente sua e che le ha insegnato il valore della cura e delle relazioni. Determinante nel suo percorso è stato anche il sostegno della famiglia. “I miei genitori ci sono sempre stati, ma senza mai sostituirsi a me nelle decisioni. Mi hanno insegnato ad ascoltare il mio istinto e a seguire i miei sogni. Questo mi ha permesso di fare scelte che agli altri sembravano rischiose: lasciare un lavoro a tempo indeterminato, trasferirmi ad Arco, vivere in furgone per capire se davvero volessi fare l'atleta”.

VERSO LOS ANGELES 2028 - Guardando al futuro, l'orizzonte è inevitabilmente quello di Los Angeles 2028, dove l'arrampicata paralimpica farà il suo esordio ai Giochi. “Per anni siamo rimasti in attesa di quella notizia. Quando è arrivata l'ufficialità c'è stata una grande gioia per tutto il movimento. È un traguardo storico, anche se non tutte le categorie saranno rappresentate. Per questo la felicità è stata accompagnata dalla consapevolezza che tanti compagni di squadra resteranno fuori”.

PIONIERA PARACLIMB - La stessa Capovilla sente di vivere una fase pionieristica per il suo sport. “Sono comunque la prima atleta di paraclimb che entra nelle Fiamme Oro e andremo per la prima volta alle Paralimpiadi”, racconta. Parole che restituiscono il senso di responsabilità di chi non sta soltanto inseguendo risultati personali, ma sta contribuendo a costruire il futuro di un intero movimento.

DANZA VERTICALE - E se dovesse riassumere in poche parole cosa rappresenta l'arrampicata nella sua vita, la risposta arriva immediata. “L'arrampicata per me è una danza. È un movimento fluido, una connessione tra mente e corpo. Non vedo la parete come un ostacolo, ma come qualcosa da interpretare. C'è creatività, concentrazione, determinazione. È difficile da spiegare, ma credo che sia proprio questo il suo fascino”. Una filosofia che l'ha accompagnata fino all'oro di Innsbruck e che continua a guidarla ogni giorno. Del resto, il motto che da sempre accompagna il suo percorso è semplice quanto efficace: “I limiti sono dentro di noi”.

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