'La disabilità non è un gioco' il talk Ottobock - CIP a Torre Allianz

Testimonial, gli atleti Caironi, Vio Grandis, Sabatini e Ossola

'La disabilità non è un gioco' il talk Ottobock - CIP a Torre A...

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Si è svolto questa mattina, presso l’Hospitality house del Comitato Italiano Paralimpico al 47° piano della Torre Allianz, il talk “La disabilità non è un gioco – Sfide quotidiane e prospettive nel cammino verso le Paralimpiadi”, moderato dal giornalista Claudio Arrigoni. All’incontro hanno partecipato Bebe Vio, Martina Caironi, Ambra Sabatini e Alessandro Ossola, insieme a Pierangelo Santelli, Presidente del Comitato Paralimpico Regionale della Lombardia.
Organizzato con il contributo di Ottobock, in qualità di sponsor del CIP, l’evento è stato un momento di confronto sulla disabilità non solo in ambito sportivo, ma anche nella vita quotidiana. Attraverso le loro esperienze personali Bebe, Martina, Ambra e Alessandro hanno raccontato cosa significhi affrontare un trauma, convivere con una disabilità e misurarsi ogni giorno con ostacoli non solo fisici, ma anche culturali e burocratici.
Nel corso del talk è emersa con forza l’importanza della tecnologia e dei moderni ausili nel migliorare concretamente la qualità della vita delle persone con disabilità. Tuttavia, l’accesso a questi dispositivi resta complesso: l’iter burocratico è spesso lungo e poco chiaro, anche a causa di una carenza di informazioni. Inoltre, i rimborsi previsti dal nomenclatore tariffario delle prestazioni sanitarie protesiche risultano in molti casi obsoleti e non adeguati all’evoluzione tecnologica dei dispositivi ortopedici oggi disponibili, a differenza della quasi totalità degli altri paesi europei.
Una situazione che continua a generare disuguaglianze, lasciando pazienti e famiglie a fronteggiare costi elevati e difficoltà nell’ottenere ausili realmente rispondenti ai bisogni individuali.
A questo quadro si aggiunge la recente decisione del TAR del Lazio, che con la sentenza n. 22313/2025 ha annullato il tariffario della protesica previsto dal Decreto Tariffe 2024, accogliendo il ricorso presentato dalla FIOTO (Federazione Italiana degli Operatori in Tecniche Ortopediche), poiché formulato sulla base di un’analisi economica incompleta da parte del Ministero della Salute, che ha portato alla quantificazione di prezzi di rimborso inadeguati. In attesa che il Ministero della Salute riscriva il tariffario entro un anno, resta in vigore il nomenclatore attuale.
Un contesto che rende ancora più urgente avviare un confronto strutturato con le Istituzioni e sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo centrale dei dispositivi ortopedici nel percorso di recupero fisico e psicologico delle persone con disabilità, con l’obiettivo di garantire un accesso equo ad ausili e servizi essenziali e di migliorare realmente la qualità della vita.
Bebe Vio: “Da quando ho avuto la malattia, a 11 anni, siamo stati catapultati tutti in un mondo a noi sconosciuto, quello della disabilità. All’inizio eravamo spaventati e decisamente spaesati ma poi siamo riusciti a ripartire grazie alla tecnologia. Io sono stata fortunata, perché avere le giuste protesi mi ha aiutata a fare tutto quello che volevo e a godermi la vita, senza sentirmi disabile. E questo è quello che vorrei per tutti, perché la condizione di disabilità nella realtà esiste solo se una persona non ha i giusti mezzi per potersi muovere”.

Martina Caironi: “Ho la fortuna di utilizzare un ginocchio ultratecnologico, da parecchi anni ormai. Non ci penso più al fatto che mi manca una gamba, tutto è più naturale, come farmi la doccia in piedi, affrontare una rampa di scale, camminare in montagna, muovermi in ambienti stretti, fare passi piccoli o passi grandi. Non dovrebbero esserci differenze tra chi ha la possibilità di acquistare la migliore tecnologia e chi non ce l’ha. La salute è un diritto universale: la qualità della vita di una persona con disabilità migliora vistosamente quando utilizza l’ausilio più appropriato; questo porta ad un maggiore inserimento nella società e a contribuire alla crescita della stessa”.

Ambra Sabatini: “Nello sport, come nella vita, la tecnologia può fare la differenza. Renderla accessibile a tutti significa dare a ogni persona la possibilità di esprimere il proprio potenziale e di avere una qualità di vita che è un diritto, non un privilegio”.

Alessandro Ossola: “La disabilità penso vada vissuta come una sorta di unicità, un dettaglio di ogni persona che non la definisce in toto. È solo una parte, che però ha bisogno di ausili di qualità per compensare le difficolta, ad esempio, di movimento. Ad oggi abbiamo bisogno di uno step ulteriore, come successo in altri paesi, da parte del sistema sanitario nazionale per coprire i costi degli ausili e garantire una vita soddisfacente a tutte le persone”.

Pierangelo Santelli: “La mission di Ottobock, orientata alla progettazione e allo sviluppo di ausili altamente competitivi e tecnologicamente all’avanguardia, costituisce un significativo contributo sia in ambito sportivo sia nella vita quotidiana. Desidero esprimere il mio più sincero apprezzamento per l’impegno nel restituire dignità, autonomia e fiducia alle persone che hanno dovuto affrontare situazioni di particolare difficoltà”.

Alessandro Coppi, CEO Gruppo Ottobock Italia: “Il progresso di una nazione si misura anche dall’attenzione verso tutte le persone, ma in Italia l’assistenza ortoprotesica per le persone con disabilità è ferma da decenni e arretra rispetto all’Europa. La disabilità non si supera celebrandola per pochi giorni in tv: è una condizione fatta di difficoltà quotidiane che richiede attenzione e risorse costanti, tutto l’anno. Gli atleti paralimpici dimostrano ciò che è possibile, ma solo se la società e le istituzioni assumono un impegno reale e continuo. Ottobock ha voluto favorire questo incontro per stimolare una riflessione e contribuire a un progresso civile e morale che, sul tema della Disabilità, in Italia manca da troppo tempo”.

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