Nuovo appuntamento con “Riflettori – Road to Los Angeles 2028”, la rubrica del Comitato Italiano Paralimpico dedicata alle storie delle atlete e degli atleti in cammino verso i Giochi Paralimpici di Los Angeles 2028. Protagonista di questa puntata è Christian Volpi, atleta paralimpico di canoa originario di Livorno, che guarda al futuro con la determinazione di chi ha trovato nello sport una ragione profonda per mettersi continuamente alla prova.
GUARDARE INDIETRO – La distanza tra il Christian di prima dell’incidente e quello di oggi è fatta di esperienze, incontri e traguardi che un tempo sarebbero stati difficili da immaginare. “Se il Christian di oggi avesse la possibilità di incontrare quello di prima dell’incidente, credo che la prima domanda che gli farei sarebbe se si sarebbe mai aspettato di arrivare fin qui”.
LA FORZA DELLA SOLIDARIETÀ – Nei momenti più difficili, la vicinanza delle persone può assumere un significato che va oltre l’aiuto materiale. Per Volpi, una riflessione condivisa con il padre ha lasciato un insegnamento importante sul valore dei gesti e sulla capacità di costruire legami. “Mi domandavo il perché di tutte le donazioni che c'erano state e mio padre mi disse: ‘Guarda, considera che se le persone ti vogliono donare qualcosa è perché molto probabilmente tu, in passato, hai donato qualcosa a loro’. E non è necessariamente qualcosa di economico. Un piccolo gesto può fare tanto per gli altri. Se tutti noi diamo una goccia, alla fine si forma un oceano”.
UNA SECONDA POSSIBILITÀ – L’incidente ha segnato uno spartiacque nella sua esistenza, portandolo a confrontarsi con la fragilità della vita e con una nuova consapevolezza del tempo a disposizione. “Quando ho avuto l’incidente, quella vita me la sono giocata e sono ancora qua. È come se la morte avesse preso il biglietto al posto mio”.
PASSIONE PROFONDA – Per Volpi, la canoa è diventata molto più di una disciplina agonistica: è uno spazio in cui misurarsi con le proprie possibilità e trovare una motivazione capace di accompagnarlo ogni giorno. “Faccio fatica a trovare qualcosa nella mia vita che mi accenda così tanto. Non è più un semplice sport, ma una passione, qualcosa legato al sentimento dell’amore. C’è anche un aspetto più morboso, quello di voler fare sempre di più e non accontentarsi mai”.
OLTRE LE BARRIERE – L’esperienza sportiva gli ha permesso di maturare una convinzione più ampia sul significato delle opportunità e sul diritto di ciascuno a immaginare il proprio futuro, indipendentemente dalla propria condizione. “Credo che tutti siamo in grado di sognare, con o senza gambe, in piedi o seduti. Ognuno può immaginare il proprio futuro sulla base delle proprie potenzialità. Penso che questo sia il fulcro principale degli sport d’acqua, che aiutano tutti a essere sullo stesso piano”.
LA2028, NEL MIRINO C’È UNA MEDAGLIA – Il prossimo appuntamento paralimpico rappresenta una prospettiva concreta verso cui indirizzare il lavoro quotidiano. Volpi sa che il percorso richiederà impegno e continuità, ma non nasconde le proprie ambizioni. “L’obiettivo di Los Angeles è lì, nessuno si allena per perdere. Se tutto dovesse andare secondo i piani, credo che una medaglia possa essere un obiettivo. Non saprei dire di quale colore, ma sicuramente è qualcosa a cui puntare”.
LA FORZA DI SAPERSI ASCOLTARE – Accanto alla determinazione e alla ricerca del miglioramento, Volpi riconosce anche l’importanza di accettare i momenti di fragilità, senza pretendere di essere sempre forti. “Nello sport bisogna pensare a raggiungere il traguardo nel più breve tempo possibile. Nella vita quotidiana, invece, bisogna anche saper gestire i momenti in cui siamo deboli e abbiamo bisogno di essere amati: amati da noi stessi e anche dagli altri”.