Terzo appuntamento con "Riflettori – Road to Los Angeles 2028". L'azzurro del calcio a cinque B1 ripercorre la sua storia tra studio, sport e l'obiettivo di conquistare una storica qualificazione paralimpica
Per Francesco Cavallotto il calcio non è mai stato soltanto uno sport. È il linguaggio con cui è cresciuto, il modo con cui ha imparato a conoscere sé stesso e il mondo. Oggi, con la maglia della Nazionale italiana di calcio a cinque B1, quel sogno coltivato fin da bambino ha assunto una nuova dimensione: conquistare una storica qualificazione ai Giochi Paralimpici di Los Angeles 2028.
PRIMA VOLTA DA SCRIVERE - "Portare la Nazionale alle Paralimpiadi sarebbe sicuramente il sogno di una vita, il coronamento di tutto l'impegno che abbiamo messo io e i miei compagni in tutti questi anni. Le Paralimpiadi sono il massimo obiettivo a cui uno sportivo può puntare ed è il riconoscimento della validità del percorso. C'è da andare a guadagnare questa qualificazione. Non ci siamo mai stati e sarebbe una prima volta assoluta". Parole che raccontano il significato di una sfida che va oltre il risultato sportivo. Per il movimento italiano del calcio a cinque per non vedenti, Los Angeles 2028 rappresenta infatti un'occasione storica.
IL SOGNO AZZURRO - L'emozione di rappresentare l'Italia Francesco l'ha già vissuta ai Campionati del Mondo di Birmingham 2023, un'esperienza che conserva tra i ricordi più belli della sua carriera. "Ho avuto l'onore di rappresentare la mia nazionale ai Mondiali a Birmingham nel 2023 ed è stato incredibile, perché è quello che credo ogni bambino sogni quando gioca a calcio. Siamo arrivati senza nessuna aspettativa e invece siamo riusciti a unirci e a vincere il girone".
LA LIBERTÀ DI GIOCARE - Il rapporto con il calcio nasce molto prima dell'agonismo. "Io ho sempre giocato a modo mio, a calcio con gli amici, a scuola, al parco". Poi è arrivata la scoperta del calcio a cinque B1. "Mi sono innamorato perché è uno sport che ti dà una libertà, un'autonomia. Ti permette di fare cose che normalmente uno non si aspetta di poter fare".
ASCOLTARE IL GIOCO - In un campo da calcio B1, il pallone si vede con l'udito prima ancora che con qualsiasi altro senso. "Quello che ci guida è tantissimo l'udito, perché c'è da ascoltare il pallone, i compagni, gli avversari e le indicazioni a bordo campo. Le vibrazioni sono sempre molto ad alto volume". Una continua elaborazione di informazioni che rende questa disciplina unica e affascinante.
DUE ANIME, UN SOLO OBIETTIVO - Accanto allo sport c'è lo studio. Un percorso impegnativo che Francesco ha affrontato senza rinunciare a nessuna delle sue passioni. "Non è stato facile prendere la triennale e due magistrali. Ho la fortuna di amare entrambe le mie due anime, quella scientifica e quella calcistica". Due mondi che, in realtà, si alimentano a vicenda. "Mi porto dal calcio la capacità di concentrarmi e di dedicarmi alle cose senza farmi prendere dall'ansia. Nel calcio, invece, ho portato una mente scientifica per comprendere il gioco".
AUTONOMIA, COMPRENSIONE, DIVERTIMENTO - Se dovesse riassumere il calcio a cinque B1 in tre parole, Francesco non avrebbe dubbi. "Autonomia, perché in campo siamo totalmente liberi. Comprensione, perché abbiamo bisogno di sentire ed elaborare tantissimi suoni e stimoli diversi. E poi divertimento". Tre parole che raccontano l'essenza di uno sport capace di abbattere barriere e costruire opportunità. E che oggi alimentano un sogno condiviso da un'intera Nazionale: conquistare, per la prima volta nella storia, un posto ai Giochi Paralimpici di #LosAngeles2028.