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  • De Sanctis: «Un legame profondo nato sul campo, la sua figura resta una guida per tutto lo sport italiano»
Marco Giunio De Sanctis a Casal Maggiore

Si è svolta oggi a Castel Maggiore la cerimonia ufficiale di intitolazione del Centro Sportivo di via Lirone (ex Guido Guidi) ad Alessandro Zanardi. L'iniziativa ha riunito la comunità locale e i vertici delle istituzioni civili e sportive per rendere omaggio a uno dei protagonisti più rappresentativi della storia dello sport italiano e del movimento paralimpico internazionale.
Atleta capace di riscrivere i canoni della disciplina e della resilienza sportiva, Zanardi ha legato la propria carriera alla promozione di una cultura fondata sulla valorizzazione delle risorse individuali e sul superamento di ogni barriera, trasformando la pratica agonistica in uno strumento di cambiamento sociale e ispirazione per le nuove generazioni.
All'evento hanno preso parte il Presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, il Sindaco di Castel Maggiore, Luca Vignoli, e i familiari del campione, tra cui il figlio Niccolò Zanardi intervenuto durante le celebrazioni. Presenti inoltre il Sindaco Metropolitano di Bologna, Matteo Lepore, la Consigliera della Regione Emilia-Romagna, Simona Lembi, la dirigenza della Società Sportiva Cinque Cerchi, Melissa Milani e il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, che ha portato i propri saluti attraverso un videomessaggio istituzionale.
L'intitolazione rafforza il legame tra Castel Maggiore e l'atleta, nato a Bologna e cresciuto nel comune emiliano, consegnando alla cittadinanza un presidio sportivo inteso non solo come polo aggregativo, ma come costante richiamo ai valori della dedizione, dell'inclusione e dell'eccellenza paralimpica.
Nel corso della cerimonia, il Presidente del CIP Marco Giunio De Sanctis ha ricordato il percorso condiviso con l'azzurro, grande campione sportivo e di vita:
«Ho avuto la fortuna di conoscerlo a fondo e di condividere con lui momenti straordinari. Alex ha partecipato a due edizioni dei Giochi Paralimpici e in entrambe ero presente come Capo Missione: questo mi ha permesso di viverne da vicino la grandezza umana e agonistica. A Londra 2012, dopo il traguardo della sua prima vittoria, una folla straripante accorse per festeggiarlo e io, pur con l’accredito al collo, dovetti scavalcare una staccionata di due metri pur di raggiungerlo e abbracciarlo. È da quel momento che è nata la complicità e il legame profondo che ci unisce».

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