Dal debutto internazionale al sogno di Los Angeles 2028, tutto in poco più di un anno. È il percorso di Michela Maria Favini, atleta della Nazionale italiana di Boccia Paralimpica, categoria BC3, che a maggio 2026 ha esordito sulla scena internazionale al World Boccia Challenger di Pajulahti, in Finlandia. Un'avventura appena iniziata, ma già capace di regalarle una maglia azzurra e una nuova prospettiva sul futuro.
UNA PASSIONE DI FAMIGLIA – Lo sport ha sempre avuto un posto importante nella sua vita. Prima della boccia, però, c'è stato anche un altro grande amore sportivo. “Lo sport in casa mia è sempre stato di famiglia. Il calcio è una mia grande passione. Sono una grande tifosa dell'Inter. Però devo dire che adesso il mio unico interesse è la boccia”.
CONCENTRAZIONE E PRECISIONE – In gara, ogni dettaglio può fare la differenza. Per questo la componente mentale assume un ruolo centrale. “La boccia è sicuramente uno sport che richiede tanta concentrazione e tanta precisione, per cui il lavoro mentale che dobbiamo metterci è molto, molto importante. Intanto ci devono essere solo io, il mio operatore di rampa e il mio avversario. Tutto il resto deve andare fuori dal mio focus”.
L'AZZURRO – L'ingresso nel gruppo della Nazionale è arrivato in tempi rapidissimi. “Se un anno fa mi avessero detto che sarei arrivata in Nazionale così in fretta, non ci avrei mai creduto. È un'emozione travolgente, ma allo stesso tempo sento un grande senso di responsabilità. È sicuramente un traguardo inaspettato che cerco di affrontare con umiltà, determinazione e con tanta voglia di fare bene”.
UNA SQUADRA IN DUE – Al suo fianco c'è Francesco, marito e operatore di rampa. Nella Boccia Paralimpica, il lavoro tra atleta e operatore è parte integrante della preparazione e della gara. “Francesco, oltre a essere mio marito, è anche il mio operatore di rampa e nella Boccia Paralimpica l'atleta e l'operatore di rampa sono un'entità unica, non può esistere l'uno senza l'altro”.
La preparazione passa anche da un'attività che si svolge lontano dai riflettori, fondamentale per arrivare alla competizione nelle condizioni migliori. “C'è un importantissimo lavoro che noi facciamo, che lui soprattutto fa dietro le quinte. Quindi controllo del materiale, perfezionamento della rampa, perfezionamento del puntatore delle bocce. Questo percorso che stiamo facendo insieme ha sicuramente rafforzato il nostro rapporto e ci sta entusiasmando moltissimo”.
LOS ANGELES ALL'ORIZZONTE – Il 2028 resta sullo sfondo, mentre il presente impone di concentrarsi sulle prossime sfide. “Los Angeles 2028 è sicuramente un grande sogno, ci pensiamo, ma stiamo cercando di rimanere con i piedi per terra. Nel senso che noi, soprattutto insieme anche a Gabriele (Zendron ndr), stiamo cercando di affrontare ogni singola competizione una alla volta”.