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  • La Nazionale chiude al secondo posto a Ottawa, conquistando la prima medaglia mondiale della sua storia. Il presidente CIP Lombardia: “Un percorso straordinario, ora questa squadra può puntare ancora più in alto”

Gli Azzurri cedono 81-57 all’Australia nella finale dei Campionati Mondiali, ma conquistano il miglior risultato di sempre nella storia della Nazionale. Santelli: «Una medaglia che premia un percorso straordinario e apre una nuova prospettiva per il futuro»

L’Italia del basket in carrozzina torna da Ottawa con una storica medaglia d’argento. Nella finale dei Campionati Mondiali, disputata nella serata di sabato 19 settembre, gli Azzurri si sono arresi all’Australia con il punteggio di 81-57, chiudendo al secondo posto un percorso che resterà impresso nella storia del movimento paralimpico italiano.

La sconfitta nell’ultimo atto non ridimensiona la portata di quanto realizzato dalla Nazionale guidata da coach Fabio Castellucci. Mai prima di questo Mondiale l’Italia aveva raggiunto una finale iridata e conquistato una medaglia d’argento. Un risultato costruito e consolidato partita dopo partita, attraverso la forza di un gruppo arrivato in Canada da outsider e capace, nell’arco del torneo, di sovvertire pronostici e gerarchie consolidate.

Prima della palla a due si respira l’attesa delle grandi occasioni, quelle destinate a restare nella mente e nei cuori di tutti. L’Italia entra sul parquet sapendo di avere già riscritto la storia, ma anche con la possibilità concreta di aggiungere un ultimo capitolo a un cammino che, partita dopo partita, ha acceso entusiasmo e aspettative sempre più grandi. L’inno, i volti concentrati degli Azzurri, gli ultimi istanti prima dell’inizio: tutto racconta il peso di un appuntamento che questa Nazionale non ha mai vissuto prima.

Non è soltanto una finale, bensì il punto in cui sembrano convergere anni di lavoro, sacrifici e crescita dell’intero movimento. Dall’altra parte del campo c’è una delle grandi potenze della disciplina, l’Australia e gli Azzurri sanno di avere a disposizione quaranta minuti per provare a trasformare un’impresa già straordinaria nel risultato più grande possibile. Un traguardo che l’Italia ha conquistato sul campo, dimostrando partita dopo partita di avere ormai un posto tra le grandi, superando avversari sulla carta più quotati, sovvertendo pronostici e spostando ogni volta un pò più avanti il confine di ciò che sembrava possibile.

La strada che ha portato gli Azzurri fino alla finalissima basta per raccontare la grandezza di questo Mondiale. La prima impresa è arrivata già nella fase a gironi, quando l’Italia ha superato gli Stati Uniti, campioni del mondo in carica e una delle Nazionali di riferimento del panorama internazionale. Quella vittoria ha rappresentato molto più di un risultato di prestigio. Contro una squadra abituata ai grandi appuntamenti e partita tra le protagoniste più attese della competizione, l’Italia ha mostrato personalità, compattezza e la capacità di giocare senza timori reverenziali. Battere i campioni del mondo ha dato agli Azzurri una consapevolezza nuova e ha mandato un primo segnale al torneo: questa Italia non è arrivata a Ottawa soltanto per partecipare.

Dopo aver battuto anche la Polonia nei quarti di finale, sulla strada degli Azzurri si è presentata la Gran Bretagna, un’altra grande favorita. Ed è proprio in semifinale che l’Italia ha firmato una delle pagine più emozionanti del proprio Mondiale. L’avvio è stato durissimo: i britannici hanno chiuso il primo quarto avanti 22-10 e sono arrivati all’intervallo lungo sul 36-25. Undici punti da recuperare e una finale mondiale che, in quel momento, sembra allontanarsi. Al rientro dagli spogliatoi, però, la partita cambia. L’Italia alza l’intensità, stringe le maglie in difesa e concede alla Gran Bretagna appena sette punti nell’intero terzo periodo. Il parziale di 20-7 riapre completamente la semifinale e restituisce agli Azzurri una partita che sembrava essere sfuggita di mano.Gli ultimi dieci minuti diventano una battaglia giocata possesso dopo possesso. L’Italia continua a crederci, resiste alla pressione e trova lucidità anche nei momenti più delicati. Nel finale, con le due squadre ancora vicinissime, la freddezza di Jacopo Giaretti dalla lunetta fissa il punteggio sul 63-59. La rimonta è completa: per la prima volta nella sua storia, l’Italia è in una finale mondiale.

A trascinare la squadra ci sono il capitano Filippo Carossino, autore di 23 punti, e Giulio Maria Papi, che chiude con 14 punti e 5 assist. Fondamentale anche il contributo arrivato dalla panchina, in particolare con Sbuelz e Saaid, capaci di firmare complessivamente 15 punti. Ma oltre ai numeri, quella semifinale racconta soprattutto la solidità mentale di un gruppo che, anche quando si è trovato con le spalle al muro, ha continuato a credere nella possibilità di riscrivere la propria storia.

Un percorso che il presidente del Comitato Italiano Paralimpico della Lombardia, Pierangelo Santelli, sintetizza così: “L’Italia è arrivata a questo Mondiale inserita in una seconda fascia ideale, alle spalle di Nazionali tradizionalmente considerate più attrezzate come Canada, Stati Uniti, Australia, Gran Bretagna e Germania. Raggiungere i quarti di finale sarebbe già stato un risultato molto importante. Gli Azzurri, invece, hanno superato ogni aspettativa, battendo gli Stati Uniti nel girone, la Polonia nei quarti e la Gran Bretagna in una semifinale combattutissima. È stato un percorso straordinario”.

Queste parole restituiscono perfettamente il momento: Carossino parla di qualcosa di “magico” all’interno del gruppo, mentre Papi chiede di non essere svegliato da un sogno che l’Italia vuole continuare a vivere. È con questo entusiasmo, mescolato inevitabilmente alla tensione, che gli Azzurri arrivano alla partita più importante della loro storia.

In finale, però, l’Australia prende progressivamente il controllo dell’incontro grazie a un’elevata intensità fisica e a una grande precisione al tiro. Dopo il 21-14 del primo quarto, gli australiani ampliano il vantaggio nella seconda frazione con un parziale di 26-17 e vanno all’intervallo lungo sul 47-31. L’Italia prova a reagire nella ripresa, ma gli Aussie Rollers continuano a imporre il proprio ritmo. Il terzo quarto indirizza ulteriormente l’incontro in favore dell’Australia, che gestisce il vantaggio fino alla sirena conclusiva e al definitivo 81-57. Tra gli Azzurri si distinguono ancora una volta il capitano Filippo Carossino, autore di 16 punti, e Giulio Maria Papi, che chiude la finale con 13 punti. Per l’Australia risultano decisive le prestazioni di Jaylen Brown, miglior realizzatore dell’incontro con 28 punti, e Tom O’Neill-Thorne, autore di 20.

Resta inevitabilmente il rammarico per una finale nella quale l’Italia non è riuscita a esprimere fino in fondo la brillantezza e la sicurezza mostrate nel resto del torneo. Gli errori al tiro, la stanchezza accumulata durante un percorso tanto intenso e la superiorità fisica dell’Australia hanno progressivamente allontanato gli Azzurri dalla partita. Ma una sola serata, per quanto importante, non cancella tutto ciò che questa squadra ha costruito a Ottawa.

Quando la sirena sancisce la vittoria australiana, la delusione sui volti degli atleti italiani racconta quanto questo gruppo abbia creduto fino in fondo nella possibilità di completare l’impresa. È l’amarezza di chi non è arrivato fin qui per accontentarsi e, una volta conquistata la finale, ha cominciato davvero a immaginare l’oro. Dietro la comprensibile delusione del momento c’è già qualcosa di più grande: c’è la consapevolezza di avere raggiunto un traguardo che nessuna Nazionale italiana di basket in carrozzina ha mai ottenuto prima. Questo argento non rappresenta soltanto il punto più alto di un Mondiale straordinario: è il segno concreto di quanto lontano possano portare il lavoro, la convinzione e la forza di un gruppo che non ha mai smesso di crederci.

“In finale abbiamo incontrato un’Australia fortissima, probabilmente la squadra più completa del panorama mondiale, dotata di una profondità e di una qualità eccezionali. L’Italia è apparsa più stanca e meno precisa rispetto alle partite precedenti, mentre gli australiani hanno giocato una gara di altissimo livello, concedendo pochissimo. Rimane il rammarico di non aver visto in finale la stessa Nazionale ammirata contro Stati Uniti, Polonia e Gran Bretagna, ma questo non deve togliere nulla a quanto è stato realizzato”, aggiunge il presidente Santelli.

La finale mondiale, trasmessa in diretta e in chiaro sui canali Rai, ha inoltre permesso a un pubblico molto più ampio di sostenere gli Azzurri e di scoprire tutta l’intensità del basket in carrozzina. Un’occasione importante per dare visibilità a una disciplina e a un movimento che questo Mondiale ha portato sotto i riflettori come mai prima.“Tantissime persone che non avevano mai seguito una partita di basket in carrozzina hanno scoperto uno sport appassionante, tecnico e spettacolare. Questa medaglia d’argento è storica e deve rappresentare un punto di partenza. Sono convinto che, con ancora maggiore consapevolezza e fiducia, questo gruppo potrà provare a raggiungere l’oro nei prossimi appuntamenti internazionali”, conclude Santelli.

L’oro va meritatamente all’Australia, che conquista il terzo titolo mondiale della propria storia. Ma la nostra bella Nazionale torna a casa con una medaglia d’argento che pesa molto più del metallo di cui è fatta: racchiude undici giorni di emozioni, vittorie inattese, rimonte e partite nelle quali gli Azzurri hanno continuato a spostare un pò più avanti il limite di ciò che sembrava possibile. Quello di Ottawa è un percorso che cambia la storia del basket in carrozzina italiano e assume ancora più valore guardando all’età e alle prospettive di un gruppo giovane, che ha davanti a sé ampi margini di crescita. L’esperienza maturata in questo Mondiale, insieme alla consapevolezza di poter competere con le migliori Nazionali al mondo, rappresenta una base preziosa sulla quale continuare a costruire, per arrivare ai prossimi appuntamenti internazionali ancora più preparati, consapevoli e affamati di vittoria.

Il sogno, allora, non si è spezzato con la sirena conclusiva, ha semplicemente assunto una forma nuova. Questo argento è una medaglia storica, da celebrare e custodire come il simbolo di un’impresa che resterà nel tempo. Da oggi però, diventa anche il punto dal quale ripartire perché questa Italia ha dimostrato di poter arrivare fino a una finale mondiale e ora sa che nessun traguardo è troppo lontano. Ottawa non segna la fine di un sogno, ma l’inizio di una nuova consapevolezza: quella di una squadra che ha conquistato un posto tra le grandi e che, da questo momento, può permettersi di puntare ancora più in alto.