In occasione della storica medaglia d'argento conquistata dalla Nazionale Italiana di Basket in carrozzina ai Mondiali di Ottawa, abbiamo intervistato il piemontese Driss Saaid.
A distanza di qualche giorno, come ti senti dopo questa bellissima esperienza?
Il passare dei giorni in realtà mi ha aiutato a realizzare effettivamente quello che siamo riusciti a fare. Nei primi momenti dopo la finale c’era sicuramente un po’ di delusione perché a nessuno piace arrivare 2º, ma poi con il tempo ho compreso a fondo il valore di questo argento e devo dire di essere davvero orgoglioso del percorso che abbiamo fatto in questo mondiale.
Qual è stato secondo te il fattore determinante che ha fatto la differenza in questa competizione?
Secondo me ciò che ci ha permesso di arrivare in finale è sicuramente lo spirito e il gioco di squadra che siamo riusciti ad esprimere. Ciò che le persone al di fuori non hanno visto è l’enorme lavoro che abbiamo fatto nell’ultimo periodo per tentare di costruire una nostra identità di gioco e per cercare di essere più connessi.
Ti aspettavi questo risultato?
In tutta onestà non mi aspettavo di giocare una finale dei mondiale però posso dire che ogni partita che vincevamo ci dava una carica di energia e di consapevolezza in più. Mi aspettavo comunque di fare un buon mondiale ma non di certo di tornare a casa con un argento.
Secondo la tua percezione, il movimento del basket in carrozzina in Piemonte è cresciuto? Pensi ci siano state dei progressi negli ultimi anni?
Penso che il movimento del basket in carrozzina italiano abbia avuto una fase di alti e bassi negli ultimi anni, in primis perché non è facile reperire fondi per mantenere l’attività e poi, in secondo luogo, sta diventando sempre più complicato avvicinare giovani alla nostro sport perché, per esempio, molti optano per discipline individuali che permettono di entrare nei gruppi sportivi e di gareggiare per medaglie in un arco di tempo più breve. Penso ci sia anche da lavorare per fare sistema con i centri di riabilitazione e le scuole per far conoscere la nostra disciplina e ingaggiare sempre più persone. Dall’altra, devo dire che negli ultimi due anni il campionato italiano si è rinforzato e sta tornando a essere molto competitivo a livello europeo questo fa ben sperare.
I giovani piemontesi si stanno interessando di più rispetto al passato?
Poco devo dire, mi capita a volte di far visita alla mia ex squadra (HB Uicep Torino) e di vedere qualche nuovo volto ma sono ancora pochi. In più quelli che poi vogliono fare il salto di categoria sono obbligati a cambiare regione e questo è un peccato.
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi e quali sono i prossimi appuntamenti che ti va di segnalarci?
L’obiettivo personale ora è sicuramente quello di fare una buona stagione con il mio club (La Dinamo Lab Sassari) e poi per quanto riguarda la nazionale questo sarà un anno fondamentale perché a settembre ci saremmo gli Europei a Liverpool che qualificheranno alle Paralimpiadi di Los Angeles 2028 e vogliamo arrivarci nel migliore dei modi.
Ringraziamo l'atleta per la sua disponibilità.
Foto di Claudio Di Renzo