“Ho scelto il triathlon perché lo considero uno sport molto spettacolare e molto faticoso e a me piace la fatica”. Rita Cuccuru perde l'uso delle gambe nel 1995 a 17 anni a seguito di un incidente. La persona che maggiormente l’ha aiutata nel suo percorso? “Mia sorella Giovanna, è lei la persona che mi ha supportato consentendomi di raggiungere i miei traguardi. A lei dedicherei una eventuale medaglia ai Giochi”. Se non avesse fatto sport avrebbe insegnato educazione fisica nelle scuole: “Mi piacciono molto i bambini, mi piace il contatto con loro”. Il suo portafortuna è un fazzoletto che la madre le metteva in testa: “Lo porto sempre con me”. Prima di una gara Rita Cuccuru pensa a dare il massimo. Un’avversaria che teme di più non c’è: “Sono tutte molto pericolose”. Nella sua playlist non può mancare Ragazzo fortunato di Jovanotti. “Resilienza significa tenacia, costanza, resistere, coraggio nell’intraprendere un percorso sportivo duro”.