"Faccio sport sin da piccolissimo. Ed è stato sempre l'atletica leggera. Non avrei mai pensato di intraprendere un percorso del genere, ma quando ho letto la lettera di Arjola che cercava un atleta guida, indirizzata all'Università che frequentavo, ho deciso di cogliere la sfida e sono partito, pieno di curiosità". Non ha portafortuna: "Ho solo un compito, prima della gara, far sentire Arjola tranquilla e sicura, senza metterle alcuna pressione". Il suo idolo sportivo è “Usain Bolt. Devo a lui la passione per l'atletica, fin da ragazzino. Nello sport paralimpico dico senza dubbio Arjola, perché mi ha fatto conoscere questo mondo". L'approccio con il paralimpismo non è stato, però, tutto in discesa: "La parte più complicata, nel lavoro di guida, è stata la gestione del salto in lungo, principalmente nel dare indicazioni (destra e sinistra) invertite rispetto al mio punto di vista". Difficoltà superate. Poi con Parigi 2024 il massimo evento agonistico per un atleta: "A Parigi mi aspettavo un clima di entusiasmo e competizione, e così è stato, simile al Mondiale ma con un’intensità superiore". Prima della gara? “Cerco di trovare con la routine di riscaldamento delle buone sensazioni da portare poi in pista".