“Le figure più importanti nella mia carriera sportiva sono senza dubbio gli allenatori che, da piccola, mi hanno insegnato a giocare a pallavolo e mi hanno fatto amare questo sport”. All'età di 25 anni i primi sintomi di sclerodermia, una rara malattia autoimmune. Diciassette anni lontana dai campi da gioco e poi l'inizio della seconda carriera sportiva con il sitting volley. Tanti i momenti significativi a livello agonistico. Su tutti l’argento europeo vinto nel 2019, un risultato che ha permesso alla nostra Nazionale di qualificarsi ai Giochi di Tokyo. “Un altro momento fondamentale della mia carriera è stato la conquista del primo scudetto. Quel titolo ha significato, per me, ricominciare a giocare dopo tanto tempo”. Ogni vittoria la dedica alla famiglia: “A loro chiedo enormi sacrifici, essendo spesso fuori per la preparazione con la Nazionale”. Tante le squadre di livello con le quali l’Italia dovrà confrontarsi: “Temo gli Stati Uniti, che considero un modello da seguire. Ma l’arma in più della nostra squadra è il gruppo”. Non solo volley, nella vita di Eva. Quando non si allena ama fare lunghe passeggiate in campagna con i suoi cani: “Mi piace anche molto il mare e adoro ascoltare musica”.