Tre discipline, tre ripartenze e una strada da percorrere un passo alla volta. È questo il filo conduttore della storia di Martina Abaterusso, atleta di paratriathlon protagonista del sesto appuntamento di “Riflettori – Road to Los Angeles 2028”. Un percorso sportivo nato dopo un incidente e costruito con pazienza, lavoro quotidiano e la capacità di trasformare ogni difficoltà in una nuova partenza.
LA RIPARTENZA - La sua vita è cambiata dopo un incidente. “C'è stato l'autobus che mi è passato sopra, addosso”. Una dinamica drammatica, che Martina racconta con la consapevolezza di chi ha dovuto ricominciare, ma anche con uno sguardo rivolto a ciò che è venuto dopo. “Adesso sarà un caso, sicuramente un caso, però io non ho avuto alcun tipo di lesione dal bacino in su. Cioè, ribadisco, mi ha schiacciato un autobus”.
TRE VOLTE DA RICOMINCIARE - Il triathlon sembra quasi riflettere il suo percorso personale: tre discipline diverse, ognuna con le proprie difficoltà e con una nuova sfida da affrontare. “Il triathlon non si rispecchia tanto in quello che è poi la mia vita perché ti obbliga a ricominciare tre volte. Quindi iniziare a nuotare, a ricominciare poi con la bici, a ricominciare poi con la corsa”.
La frazione podistica resta quella più complessa. “Sono arrivata sicuramente a far diventare la mia corsa più solida, però non è ancora sufficiente. È una frazione tra le tre che mi mette ancora tanto in difficoltà perché è quella che faccio con la protesi”.
LA DETERMINAZIONE - La voglia di tornare a camminare era già presente nei primi giorni trascorsi in ospedale. “Io ero già proiettata a camminare, a rialzarmi, quindi ho detto no, la mia gamba non può perdere eccessiva massa muscolare”. Anche allora, Martina cercava di fare la sua parte con quello che aveva a disposizione: “Con questi pesi legati con una corda cercavo di fare le curl, le extension”.
Da quell'esperienza è maturato anche un diverso modo di affrontare le difficoltà. “A volte dare il giusto peso alle cose ti permette di affrontarle anche in maniera, non spensierata, però forse migliore. Quindi è giusto conservare le energie per le cose che contano poi davvero”.
UN OBIETTIVO ALLA VOLTA - Los Angeles 2028 è naturalmente presente nei pensieri di Martina, ma senza diventare un'ossessione. “Dire che non ci penso sarebbe totalmente falso. Ci penso a Los Angeles e, come dicevo prima, è un sogno, il massimo obiettivo raggiungibile. Però sono sincera, non la vivo come un'ossessione”.
La sua attenzione resta concentrata soprattutto sul lavoro quotidiano: “Mi concentro tanto sul lavoro quotidiano, cioè sulla gara, sull'allenamento, su dei traguardi da raggiungere un passo per volta”.
Una filosofia che vale nello sport come nel percorso personale. “Il sogno non si realizza in un giorno. Si costruisce piano piano, in giornate normalissime. Allenamenti che fai anche quando non ti va, anche quando magari ti stanca, gare che sono andate male o che sono andate al di sotto delle tue aspettative”.
E così Los Angeles resta sullo sfondo, come una direzione verso cui continuare a lavorare senza perdere di vista ciò che accade oggi. “Già solo essere qui, averlo come sogno che può in qualche modo essere concretizzato, è già per me una vittoria enorme”.