Logo cip
  • Settimo appuntamento con “Riflettori – Road to Los Angeles 2028”. Il judoka azzurro ripercorre una carriera iniziata per caso e arrivata fino alla finale di Parigi, con un nuovo obiettivo da inseguire nella categoria -90 kg
Simone Cannizzaro

Settimo appuntamento con “Riflettori – Road to Los Angeles 2028”, la rubrica del Comitato Italiano Paralimpico dedicata alle storie delle atlete e degli atleti in cammino verso i Giochi Paralimpici. Protagonista di questa puntata è Simone Cannizzaro, judoka azzurro che, dopo la finale raggiunta a Parigi, guarda alla prossima Paralimpiade con un obiettivo preciso.

UN CASO FELICE – La sua storia con il judo comincia in modo del tutto casuale. “Mi sono avvicinato al judo a circa quattro anni per puro caso perché mio padre stava andando in palestra a fare fisioterapia e io ero in attesa e la segretaria mi ha fatto partecipare a una lezione prova di judo. Da lì mi sono innamorato di questo sport perché mi piaceva correre sul tatami, rotolarmi e da lì non ho mai smesso di praticare questo splendido sport”.

IL TATAMI – Una disciplina che, nel suo caso, presenta anche una particolarità rispetto ad altre specialità paralimpiche. “Il judo è uno dei pochi sport paralimpici uguale agli sport per normodotati. Cambia solo l'inizio dell'incontro: noi paralimpici partiamo già con la presa, mentre i normodotati partono staccati”.

LA LUNGA ATTESA – Prima di Parigi, due appuntamenti erano sfumati: “La mancata partecipazione a Rio e a Tokyo sono state pesanti perché io ci credevo veramente tanto”. Poi è arrivata Parigi, con la qualificazione e il percorso fino all'atto conclusivo: “È stato il coronamento di un sogno partecipare a una Paralimpiade e arrivare anche in finale”.

PERSISTERE SEMPRE – “Persisti, raggiungi, conquista” è il motto che accompagna Cannizzaro e che sintetizza il suo approccio alle sfide. “Descrive anche un po' la mia personalità, perché sono molto testardo e insisto sempre su ciò che voglio raggiungere”. Un atteggiamento che può trasformarsi in una spinta a migliorarsi, anche se non sempre è facile da gestire. “Chi mi conosce sa che sono una persona molto testarda, a volte può essere positivo, perché comunque sono uno che sprona sempre a fare di meglio. A volte però potrebbe essere anche un difetto perché posso risultare pesante”.

OLTRE LE DIFFICOLTÀ – Nel suo percorso c'è anche il rapporto con l'albinismo e con una diversità che, soprattutto da bambino, non sempre è stata semplice da accettare. “Da piccolino mi sentivo diverso, però i miei genitori mi hanno sempre fatto sentire speciale e quindi ho avuto qualche difficoltà, ma neanche troppe, anche perché ho un carattere abbastanza aperto”. Con il tempo, anche l'autoironia è diventata un modo per affrontare gli ostacoli. “Sono molto autoironico, ci rido, ci scherzo e quindi è diventato anche un mio punto di forza”.

NUOVA CONSAPEVOLEZZA – Oggi il judoka guarda al prossimo quadriennio con una prospettiva diversa rispetto al passato. “Penso di aver raggiunto una consapevolezza e una maturità, di potermi permettere di dire a me stesso che Los Angeles è un obiettivo”. A cambiare è stata anche la categoria di peso, con il passaggio ai -90 kg e un nuovo scenario internazionale. “Ho cambiato categoria rispetto a Parigi, sono fra i quattro migliori al mondo”.

QUELLA MEDAGLIA – Il risultato di Parigi ha lasciato un traguardo ancora da completare. Ed è proprio quello il desiderio che alimenta il lavoro verso Los Angeles: “Il sogno sarebbe raggiungere quella medaglia sfiorata a Parigi”.

Il prossimo appuntamento richiede ancora impegno, ma Cannizzaro sente di aver costruito le condizioni per provarci. “Sto vivendo la mia vita come la vivevo anche nel quadriennio per Parigi. Però ho migliorato e sono nelle condizioni giuste per poter arrivare a questa medaglia che tanto desidero e tanto sogno e tanto voglio”.