Para Ice Hockey, il bilancio dei piemontesi a Milano Cortina 2026
Quinto posto e prospettive future: le parole di atleti e coach tra crescita del gruppo e sviluppo della disciplina.

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Si chiude con il Para Ice Hockey il ciclo di interviste dedicate agli atleti piemontesi protagonisti di Milano Cortina 2026. A tracciare il bilancio dell’esperienza sono il coach Mirko Bianchi e gli atleti Andrea Macrì, Gabriele Araudo e Gianluca Cavaliere, tra soddisfazione per il percorso compiuto e consapevolezza del lavoro ancora da fare.
Il quinto posto finale replica il risultato di Pechino 2022 e rappresenta, secondo il gruppo, un piazzamento in linea con le aspettative. "Era il risultato minimo da raggiungere, soprattutto giocando in casa", osserva Cavaliere, sottolineando l’intensità della preparazione. Allo stesso tempo, emerge con chiarezza il divario con le nazionali di vertice: "Siamo in un limbo – spiega Araudo – non ancora pronti per competere per una medaglia, anche per il gap tecnico e per l’età della squadra".
Non manca però una lettura positiva del torneo. "È stato molto difficile, ma abbiamo vinto tre partite su cinque", ricorda Macrì, evidenziando la competitività del gruppo nonostante il livello elevato degli avversari. Per il coach Bianchi si tratta di "una conferma importante", perché "ripetersi a questi livelli non è mai scontato".
Tra gli aspetti più significativi dell’esperienza paralimpica c’è il fattore campo. Giocare davanti al pubblico italiano ha rappresentato un valore aggiunto per tutta la squadra. "Il pubblico fa davvero la differenza, anche quando sei concentrato lo senti", racconta Cavaliere. Un’emozione condivisa da Macrì, alla sua prima esperienza con la famiglia sugli spalti: "È stato qualcosa di davvero importante".
Anche Araudo sottolinea i benefici del contesto casalingo, tra maggiore serenità e minori spostamenti, mentre per Bianchi il sostegno del pubblico si è tradotto in "una carica difficile da spiegare, capace di diventare energia positiva".
Se il risultato sportivo è importante, i ricordi più forti sono legati soprattutto alle emozioni vissute. "La prima partita, con tanto pubblico, è stata incredibile", racconta Macrì. Cavaliere insiste invece sulla partecipazione sugli spalti, elemento che ha dato ancora più valore all’esperienza, mentre il coach evidenzia le partite più combattute come quelle "in cui emerge davvero il carattere della squadra".
Lo sguardo è già rivolto al futuro, con i Mondiali del Gruppo A del 2027 come prossimo grande obiettivo. Accanto alla crescita tecnica, emerge però con forza il tema del ricambio generazionale. "Bisogna trovare nuovi giocatori e investire sui giovani", sottolinea Macrì, in linea con quanto evidenziato anche dai compagni.
Il futuro del para ice hockey italiano passa inevitabilmente anche dallo sviluppo del movimento. "È uno sport ancora di nicchia, praticato in poche regioni", ricorda Cavaliere, indicando negli open day e nelle occasioni di prova uno strumento fondamentale per avvicinare nuovi atleti. "Molti non sanno nemmeno che esiste", aggiunge Macrì, convinto che l’esperienza diretta sia il modo più efficace per far conoscere la disciplina.
Resta però il nodo delle strutture, come sottolinea Araudo: "Il problema principale sono gli impianti", soprattutto in alcune aree del Paese. Da qui la necessità, evidenziata anche dal coach Bianchi, di lavorare sulla diffusione e sulla comunicazione: "Quando i ragazzi hanno la possibilità di salire sul ghiaccio, spesso se ne appassionano".